Sabato, 22 Luglio 2023 18:17

Rinaldi: Amo raccontare storie per immagini. Cinema indispensabile per sognare

È il direttore della fotografia Carlo Rinaldi il protagonista di uno dei workshop di punta della terza giornata di #Giffoni53. Il professionista nato all'inizio degli anni Ottanta si presenta nella Sala Verde della Multimedia Valley con occhialini neri dal profilo sottile sopra maglietta verde  militare. Con generosità di esposizione e competenza risponde alle domande serrate dei giffoner per sessanta minuti.  Riflettori puntati sul mondo della celluloide e sulla sua attività di cineasta: "Per fare questo lavoro è indispensabile la passione nel raccontare le storie" esordisce. "Personalmente amo raccontare le storie vere, pure, capaci di trasferire grandi emozioni. In una sola parola: indispensabili. La fotografia di cinema, d'altronde, è narrazione per immagini al servizio delle storie". Quaranta candeline sulla torta e talento forza nove negli occhi. La carriera di Rinaldi ha inizio (quasi) per caso: "Dopo aver frequentato il liceo scientifico mi sono iscritto alla facoltà di scienze matematiche. Un percorso chiaro nella direzione eppure mi mancava qualcosa. Così mio padre, architetto, al quale sarò sempre riconoscente, vedendomi smarrito decise di regalarmi una macchina fotografica". Intuizione (e sensibilità) paterna. Per Carlo il passaggio dall'hobby al lavoro avviene in poco tempo. E tanti scatti. Galeotto fu un concorso per il centro sperimentale di fotografia con sede a Roma: "Andai alle selezioni sereno, molto poco consapevole, e alla fine mi portò bene. Grazie a quella esperienza ho avuto ho avuto la straordinaria opportunità di conoscere dei grandi maestri. È stato un primo, formativo e decisivo passo in questo mondo". Rinaldi ha un profilo curricolare robusto e di qualità. Tra i  suoi lavori pellicole pluripremiate come I Predatori, Cosa Sarà, la serie Il Re per Sky studios ma anche spot televisivi per marchi come General Motors, Samsung, Pfizer e video musicali per Universal Music. Adesso l'obiettivo dichiarato di impegnarsi nella produzione di un film storico, in costume. "Per essere un bravo della direttore della fotografia, cosa che io ancora non sono" annota "devi certamente avere delle doti artistiche ma anche essere il più stretto collaboratore del regista. Devi essere, al suo fianco, il primo storyteller per immagini. L'ultima decisione spetta a lui ma il tuo contributo è fondamentale". Ancora un passaggio sulla professione, tra il personale e il generale: "In Italia siamo molto bravi a catturare il reale e un po' meno bravi a catturare il fantastico. Sicuramente nella fotografia di cinema servono fondi per fare la differenza in questo senso. Avere però una identità paga, e tanto. Nel mio caso ha fatto la differenza". Sul piano strettamente tecnico Rinaldi spiega che per trovare l'inquadratura giusta, per luce e taglio, "devi mettere un obiettivo e muovere le gambe. È una vera e propria ricerca fisica. Così mi è stato insegnato e così ho sempre fatto. Certo, l'esperienza poi ti aiuta ad abbattere i tempi". In questo lavoro per lui conta ovviamente l' occhio. E contano i numeri, quelli che ti vengono in soccorso misurando la temperatura colore. Ma conta anche, e in modo particolare, nutrirsi di arte a trecentosessanta gradi. "Penso a quei film meravigliosi della storia del cinema, alle opere di scultura e pittura dei più grandi maestri. Il direttore della fotografia" conclude Rinaldi "è chiamato a fare scelte artistiche decisive e deve essere in grado di prendere quelle migliori".