Lunedì, 11 Luglio 2011 15:32

Il Segreto delle tre "M"

Notte prima dell’esame. Un esame che si ripete ogni anno. Ogni festival è una sfida. È una prova. Non è semplice raccontare un “evento” che non è assolutamente un cartellone, un programma, uno scheletro di numeri e nomi. La notte prima dell’evento - intendo metaforicamente tutto il periodo che precede l’inizio - è costellata di piccole e grandi paure. È agitata dalla tensione (ma anche da un’emozione e una euforia simile al primo incontro amoroso). Poi però arriva l’alba e le ombre si disperdono. Pronuncio la fatidica frase “si parte” e per magia (complice quest’anno anche l’ultimo sventagliare di bacchetta di Harry Potter) scatta qualcosa. Tutto prende vita come un incantesimo ben riuscito e il caos della notte prima diventa armonia.

Cos’è il festival di Giffoni? C’è una frase che mi balena in mente, spesso, in questa notte prima dell’evento: “fresco come il pane”. È così che immagino quest’anno il Giffoni Experience. Qualcosa di fragrante il cui profumo orizzontale lega le persone, le attrae, le seduce. Fresco come un pane appena sfornato, il cui suono rimanda a qualcosa di sincero e di necessario. Così buono da non volerne fare a meno. Un pane che da 41 anni viene alla luce ogni anno con la stessa ricetta, ma con un sapore ogni volta diverso.


La magia si ripete. E diventa sempre più potente. Migliaia di ragazzi in giuria e un mare ancora più grosso di altri ragazzi che hanno provato a far parte delle nostre giurie, senza ahinoi, riuscirci. Diventare giurato significa assicurarsi un pezzo di esperienza che non si dimenticherà più. Tantissimi film da ogni parte del Mondo. Attività ed iniziative spalmate nei 10 giorni della durata di questo festival-esperienza. La magia di una manifestazione che fa brillare sorrisi, illuminare volti, splendere gli occhi.


I film sono l’ingrediente principe di cui è fatto questo “pane”. Opere non da vedere semplicemente, ma da scoprire e capire. Per scoprirsi un po’ meglio, per capirsi più a fondo. Film come specchi nei quali guardarsi , riconoscersi e ritrovare aspetti di noi che forse avevamo dimenticato. O mai considerato. Una selezione di pellicole estremamente raffinata e rigorosa, allestita a partire da quasi 2 mila storie che il mio staff ha esaminato con occhi e cuore spalancati. Una selezione che compone, alla fine, il quadro vivente di una nuova generazione fatta di bambini, ragazzi, giovani con il proprio mondo vasto e turbolento. E di famiglie che si trovano a far i conti con le proprie vicissitudini, più o meno quotidiane.


E i giurati, chi sono questi giurati? Se si parla di ingredienti cruciali non posso non parlare dei “nostri” giurati. Noi li chiamiamo così, con un misto di affetto e rispetto. Giurati. Perché gli oltre 3300 ragazzi che partecipano all’esperienza Giffoni rivestono un ruolo e indossano una uniforme colorata. Chiamati a scegliere i migliori film, portano con loro il bagaglio delle proprie esperienze e dei propri vissuti. Da oltre 50 nazioni nel Mondo, da oltre 150 città italiane. E noi li conosciamo bene. Li conosciamo profondamente. Per noi non sono quel quadro bidimensionale fatto di percentuali e statistiche che li ritrae come depressi, apatici, svuotati di valori e di azione. Noi li conosciamo bene questi ragazzi, perché per un intero anno li seguiamo, siamo vicini a loro continuamente e durante il festival affidiamo a loro la riuscita delle nostre idee. E perché li conosciamo così bene che mi verrebbe da rispondere a quelle dotte analisi del microcosmo adolescenziale, sempre negative e pessimiste, con una frase di Totò: “ma mi faccia il piacere, mi faccia!”


Una buona ricetta ha un quid imprevedibile. Ci sono anche ingredienti misteriosi dentro questo fragrante pane che è il GFF. Qualcosa che rende questa esperienza indimenticabile. Che resta sotto la pelle dei ragazzi. Laddove tutto passa e scorre, il ricordo del festival e il suo sapore restano. Attraversano gli anni di chi ha avuto modo di partecipare. Come un’influenza benefica che esplode in estate, in quei “giorni di luglio” e si propaga durante tutto l’anno. Durante il corso del tempo. E si diffonde nelle famiglie, nelle scuole, nei vissuti di questi giurati che finiscono per fare di Giffoni Experience la loro icona e una sorta di tatuaggio impresso sulla epidermide dei loro pensieri. Diventano ambasciatori naturali di un evento, l’eco senza dissolvenza di una memoria collettiva.
È forse la sincerità che questo festival porta avanti come valore a soffiare come un vento dentro il petto di chi lo vive. Si respira a bocca aperta quest’aria salubre e si esce depurati, rinnovati. Capita anche agli ospiti importanti che compongono il parterre del festival. Anche quest’anno un carnet di personalità importanti, dal cinema al teatro, dalla letteratura alla danza, dalla musica all’arte contemporanea. E tutti vanno via da Giffoni con il riverbero della frase-manifesto di François Truffaut, ormai ripetuta come una litania che non stanca: “di tutti i festival questo è il più necessario”.


Giffoni non è un solo sapore. Non ha un solo gusto. E alla componente internazionale si sposa quella regionale. Giffoni è Campania. Con tutto ciò che può significare questa equazione. Siamo dentro fino al collo alle vicende della nostra terra.  Ma noi agiamo e reagiamo. E mai come in questo momento abbiamo dato un forte segno di coesione e di vicinanza alla nostra Regione. Tanta Campania nel nostro programma. A cominciare dalla musica dove il cartellone ha un’impronta marcatamente “nostrana”. In un’armonia in cui le sonorità mediterranee del nostro territorio si ”linkano” alle performance (nord)europee di importanti concerti internazionali.


Orgogliosi di essere campani. Conosciamo perfettamente la complessità in cui la Campania si sta muovendo. E le sue difficoltà. E le pressioni a cui è sottoposta. Ma sappiamo bene, anche, di non essere un problema, piuttosto una risorsa per essa.  Una dote regionale che non grava sulle sue spalle, rese a volte fragili dai tanti problemi che è costretta ad affrontare. Noi siamo grati a questa Regione che tutela la nostra storia e la nostra idea. Anche quest’anno, più che mai. Le tributiamo tutta la nostra stima e il nostro rispetto, consapevoli di quanto sia facile (troppo facile) alzare la voce, lamentarsi, criticare per raccontare i momenti bui. Quanto è più difficile, invece, stare zitti e continuare a lavorare di fronte agli ostacoli quotidiani, affrontando con pazienza i problemi e andando avanti cercando di capire le ragioni dell’altro. E lottando per la causa comune del bene di tutti.


Tre emme. Bene, allora si parte. La notte si dirada e le prime luci dell’alba cominciano a scintillare.  Mi viene in mente che questa grande esperienza forse si può raccontare a partire dalle tre fatidiche “M” che ho sempre immaginato potessero essere i pilastri del Giffoni Film Festival:


Magia: Giffoni Experience incanta. È una magia bianca, benefica capace di tramutare in sorriso qualsiasi cosa.


Mistero: perché c’è qualcosa di inspiegabile dentro questo festival che dura da 41 anni e ringiovanisce, sorprende, avvince.


Miracolo: spessissimo l’abbiamo sentito nominare questo termine accanto al festival di Giffoni. A volte mi ha turbato, perché sembrava che il nostro successo fosse solo il frutto di un caso o di un intervento “superiore”. Ma ora, anche io, mi sono convinto che c’è qualcosa di veramente anomalo e straordinario in questa nostra “creatura” che sempre più gente ama. E poi, etimologicamente, la parola latina “miraculum” non sta a indicare una cosa meravigliosa?