Venerdì, 05 Novembre 2021 14:29

IL BAMBINO NASCOSTO di Roberto Andò in anteprima per i giffoner: dal 3 novembre in sala un film che racconta un incontro fuori dai canoni in una Napoli lontana dai cliché

Al termine della proiezione digitale i ragazzi hanno incontrato, oltre al regista, lo sceneggiatore Franco Marcoaldi e il giovane protagonista Giuseppe Pirozzi

Quando ti metterai in viaggio per Itaca, devi augurarti che la strada sia lunga, fertile in avventura e in esperienze”. E' uno dei primi frammenti del poeta Kostantinos Kavafis che aprono – e poi accompagnano – la musica e i silenzi di un film che fa dell'intensità la sua cifra stilistica. IL BAMBINO NASCOSTO di Roberto Andò, tratto dal romanzo omonimo dello stesso regista, pubblicato da La Nave di Teseo, è stato il tema su cui si sono potuti confrontare i giffoner collegati on line da tutta Italia, che hanno avuto l'opportunità di vederlo in anteprima (la proiezione in sala è dal 3 novembre con 01 Distribuition) e di poterne discutere con il regista, con il poeta Franco Marcoaldi, al suo debutto con la sceneggiatura e con il giovanissimo Giuseppe Pirozzi, co-protagonista al fianco di uno straordinario Silvio Orlando. Presentato a Venezia fuori concorso, ambientato in una Napoli lontanissima dai clichè, vista dal buio asfittico dei suoi interni e incentrato sull'imprevista relazione tra un professore di musica e un ragazzino invischiato nella camorra e abbandonato al suo destino, Il bambino nascosto parla d'amore e di libertà e di dialettica tra mondi e diritti apparentemente lontanissimi. E lo fa con una chiave unica, intima e poetica, quella del silenzio.

Ci svegliamo nel silenzio e piano piano riguadagniamo la parola e l'ordine. Ci addormentiamo nel silenzio – ha detto Andò – E quante cose rielaboriamo nel nostro silenzio e in quello degli altri?”. Il confronto con la musica è inevitabile: “La musica è l'unica forma d'arte che riesce a fare a meno delle parole – ha continuato il regista – E' un sistema chiuso, indipendente. Il professore interpretato da Orlando è un uomo che ha rifiutato la vita e si è rifugiato nelle note. E sono in tanti a fare questo errore. La cultura non deve essere astrazione, ma un grimaldello per stare dentro la vita nella sua intensità, consapevoli del fatto che l'esistenza è fatta anche di strappi che non puoi ricucire”.

Ma alle volte queste lacerazioni sono fondamentali per azionare il cambiamento. Uno dei momenti più commoventi del film, come sottolineato da oltre sessanta giffoner selezionati dalle sezioni Generator +16 e +18 e da altri giovani rappresentanti di ben 28 festival dal Piemonte alla Sicilia, è la breve interpretazione di Roberto Herlitzka, in scena padre di Orlando, quando ammette che la vita è piena di zone d'ombra e la giustizia non può fare luce su tutto. Alla fine, cita, resta un senso umano di pietà, confessando che se si trovasse a scegliere tra amore e giustizia, oggi, con i suoi capelli bianchi e la memoria a intermittenza, opterebbe senza dubbio per il primo. Ed è quello che fa Gabriele Santoro, titolare della cattedra di pianoforte al Conservatorio di San Pietro a Majella, decidendo di rischiare e di offrire protezione al giovanissimo Ciro, emblema di quell'infanzia tradita di cui più volte si è occupato Giffoni. Tantissime le domande dei ragazzi. Annalisa, Ciro, Marta, Alessandro, Sanya, Luigi, Caterina, solo per citarne alcuni, hanno voluto condividere con il regista, l'attore e lo sceneggiatore le loro emozioni. La Napoli lontana dagli stereotipi. Il dialogo solo apparentemente forzato tra crimine e amore. L'evoluzione di due diseredati che, trovandosi estranei a condividere giocoforza un percorso, si scopriranno diversi e uniti al di là di ogni regola, con lo sguardo teso verso l'orizzonte. Sono queste alcune delle tematiche emerse dagli interventi dei giffoner, a cui Marcoaldi ha voluto, in più di un'occasione, ricordare che “il destino non è predeterminato e ogni incontro è fondamentale. Bisogna avere i sensi all'erta e i cuori aperti. Ecco perché mi piace dire che questo film è un film sulla intelligenza del cuore e sulla potenza degli affetti”. Lo sapeva bene una grande icona del cinema della Nouvelle Vague. “Posso dire anch’io, come Truffaut, che girare con i bambini è una grande tentazione prima, un grande panico durante, un’immensa soddisfazione dopo”, ha sottolineato Andò.

Emozionato, il giovane co-protagonista Giuseppe Pirozzi: “Per me è stata un'esperienza straordinaria, in particolare perché ho avuto l'opportunità di confrontarmi con un mostro sacro come Silvio Orlando. A lui devo moltissimo perché è riuscito a incanalare la mia emotività”. E lo sanno bene i giffoner di IMPACT! che hanno avuto il piacere di incontrarlo nel corso dell'edizione di #Giffoni50Plus. “Era difficile mettere in correlazione due mondi così diversi, quello della musica e quello della camorra”, ha sottolineato Sanya, mentre Caterina ha citato, in apertura del suo intervento, Pasolini: “C'è da chiedersi se la vera vittoria sia quella che fa battere le mani o i cuori”. La vera vittoria, come hanno chiarito i protagonisti, è quella che affonda le radici nei sentimenti degli esseri umani. Quelli capaci di superare le paure, e a volte anche le regole, nel nome dei sentimenti. La regola che Giffoni ha fatto sua da sempre e che continua a conquistare generazioni in ogni angolo d'Italia e del mondo. Nel cast, tra gli altri, ci sono anche Lino Musella e Imma Villa, più volte citati dai ragazzi, rimasti inchiodati al pc per seguire una storia che si muove sul filo dell'emotività senza mai scadere nella retorica. Da non perdere.

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