Mercoledì, 03 Novembre 2021 15:45

Dall'8 al 10 novembre arriva al cinema il primo film dedicato a Carla Fracci con una incantevole Alessandra Mastronardi. “Carla” sarà a dicembre anche su Rai1

Il pubblico avverte sempre quando un artista è autentico, è sincero, e dedicato fino in fondo. Soltanto con queste condizioni può nascere, nell'interpretazione, la magia”. Autentica, sincera e dedicata Carla Fracci, una delle più grandi etoile del XX secolo, lo è stata sempre, fin dai suoi esordi, al punto da guadagnarsi dal New York Times, nel 1981, il titolo di “prima ballerina assoluta”.  Il poeta Eugenio Montale la definì “eterna fanciulla danzante”, mentre Charlie Chaplin, dopo averla vista, le confessò non senza commozione, “You are wonderfull”. A lei è dedicato “Carla”, il primo film sulla sua straordinaria vita di donna e di artista, ispirato all’autobiografia “Passo dopo passo – La mia storia” (a cura di Enrico Rotelli, Arnoldo Mondadori Editore, 2013).

Il film, prodotto da Gloria Giorgianni (co-produzione Rai fiction Anele) sarà nelle sale cinematografiche dall'8 al 10 novembre, per poi approdare in prima tv su Rai 1 a dicembre di quest'anno. Realizzato con la consulenza diretta della stessa Carla Fracci, del marito Beppe Menegatti e della loro collaboratrice storica Luisa Graziadei, con il patrocinio della Regione Lombardia e il contributo del Comune di Orvieto, è stato girato tra Roma, Orvieto e Milano e in particolare al Teatro alla Scala che - per la prima volta nella sua storia – ha aperto le porte a una produzione fiction permettendo di girare all’interno dei suoi spazi, per celebrare un’artista che proprio nell’accademia di danza del Teatro alla Scala ha mosso i suoi primi passi nel 1946, diplomandosi nel 1954 e diventando prima ballerina nel 1958. A vestire i suoi panni c'è l'incantevole Alessandra Mastronardi, scelta dal regista Emanuele Imbucci per la sua grande grazia.

La trama è tutta giocata su due elementi che hanno fortemente caratterizzato la sua vita: la passione e la sfida. Campagna lombarda 1944. Sotto il cielo solcato dai bombardieri americani una bambina trova conforto nel quieto volo di libellule che danzano nel vento sopra un laghetto. Ventisei anni dopo un taxi attraversa Milano; a bordo la stessa bambina è ora l’icona del balletto italiano. 1970. Nel suo studio l’amico e partner di ballo Rudolf Nureyev le propone di riportare in scena alla Scala Lo Schiaccianoci di Cajkovskij. La sfida è tanto intrigante quanto folle: solo cinque giorni alla prima del balletto e una coreografia durissima per il fisico di Carla, fermo da oltre un anno per la nascita del figlio Francesco. Parte così il countdown che scandisce le prove. Una storia di coraggio e abnegazione in cui Carla, già a dieci anni, è messa alla prova per entrare alle selezioni del Teatro alla Scala. La direttrice Bulnès la trova “gracilina” ma lei non si arrende: figlia di un tramviere, conosce il valore del sacrificio e supera compagne che sono lì per diritto di nascita. Le tiene testa solo Ginevra Andegari, occhi azzurri e chignon perfetto, figlia della Milano bene. Le due bambine all’inizio non si piacciono, ma la direttrice intuisce il valore di entrambe e le costringe a danzare insieme: la sfida si trasforma in affiatamento e infine in vera amicizia.

Nel 1955 Carla, a 19 anni, è scelta dal regista Luchino Visconti per ballare “Lo spettro della Rosa” dopo l’esibizione di Maria Callas. Trionfa tra gli applausi della Scala segnando l’inizio della sua ascesa, sotto gli occhi dell’assistente di Visconti, il giovane Beppe Menegatti. Ed è proprio lui che accompagna Carla ad un aperitivo con il Maestro Visconti e la grande Maria Callas: Carla è a disagio in quell’ambiente, le sue origini modeste la condizionano, ma Beppe la incoraggia e i due, da quel momento, si legano profondamente fino ad innamorarsi. Carla prosegue nella sua brillante carriera e velocemente conquista nuovi palchi in Italia, Europa e quindi nel mondo. Durante una tournée a New York rivede l’amica Ginevra, che ha lasciato la danza per seguire il marito e costruirsi una famiglia. A lei Carla riesce a confidare quanto gli impegni e la distanza l’abbiano allontanata da Beppe e quanto le manchi averlo accanto a sé, sempre.

A sorpresa proprio lui si fa trovare con un mazzo di fiori nel suo camerino. È il 1964 e quella è la proposta di matrimonio. Qualche anno più tardi Carla resta incinta e in tanti prospettano la fine della sua carriera, ma lei intende dimostrare che una étoile può essere anche mamma, senza dover rinunciare a nulla. Così la storia torna al 1970: alla vigilia de Lo Schiaccianoci la paura di non farcela si fa reale quando Carla si infortuna ad una caviglia. “Vederti danzare è un regalo che tu fai a tutti noi, tu sei la danza stessa” le ricorda l’amica Ginevra, accorsa nel momento di maggiore sconforto. Carla si fa forza, le tornano in mente tutte le conquiste, i sacrifici e l’equilibrio magico delle libellule che osservava da bambina. Entra sul palco della Scala dove ad attenderla c’è Rudy che la solleva trionfante.

Favorire il punto di vista del “personaggio Carla”, lo stare con lei accompagnando lo spettatore in una visione attraverso i suoi occhi e le sue sensazioni, porta l’approccio alla messa in scena in direzione intimista e sensoriale, alla ricerca del massimo coinvolgimento. È con questo pensiero che, seguendo le indicazioni del coreografo indicatoci dalla stessa Fracci, ho girato la ricostruzione della sua prima esibizione importante che la vide debuttare sul palco della Scala subito dopo la Callas: il famoso Spettro della rosa – spiega il regista Emanuele Imbucci - Per tutti noi una sfida che si è unita alla grande opportunità di girare per la prima volta un film di finzione all’interno del Teatro alla Scala, che ha stimolato le soluzioni di regia e l’interpretazione degli attori, tutti ispirati dal magico luogo in cui gli avvenimenti sono realmente accaduti”. Quello che viene offerto al pubblico è dunque un ritratto a tutto tondo di un'artista poliedrica e volitiva come poche: delicatissima e struggente Giselle, toccante Giulietta, aerea Sylphide nei più grandi teatri del mondo; non solo la Scala ma anche il Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet, il Royal Swedish Ballet e, dal 1967, artista ospite dell'American Ballet Theatre.

Leggi anche