Venerdì, 15 Ottobre 2021 13:34

#SIOS2021Giffoni, un viaggio intorno alla Generazione Z, Gubitosi: “La nostra è la storia della prima start up al mondo”

Al via l’evento dedicato all’innovazione e alla creatività promosso da StartupItalia. Il sociologo De Masi: importante cambiare il modo di concepire lavoro.L’assessore Fascione: momento d’oro per la Campania sempre più attrattiva

Esplorare la Gen Z attraverso storie d’innovazione e imprenditorialità. Tutto questo è #SIOS21Giffoni che è in corso di svolgimento presso la Giffoni Multimedia Valley. Si tratta dell’evento di riferimento per l’innovazione e la creatività promosso da StartupItalia in partnership con Giffoni. Unica tappa per il Meridione d’Italia in vista di #SIOS2021 che si svolgerà a Milano a dicembre prossimo. 

A rendere l’appuntamento ancor più speciale senza dubbio la circostanza che si svolga in presenza davanti ad una folta platea di ragazzi, un centinaio di rappresentanti della Gen Z nati tra il 96 e il 2010, che stanno arricchendo la giornata con riflessioni ed interventi che stanno animando il dialogo con i tanti speaker e personaggi del mondo imprenditoriale e digital italiano.

Quello di oggi è un evento specialissimo – ha detto in avvio di giornata Filippo Satolli, Ceo di StartupItalia -  che si svolge in questo centro di innovazione che si trova al Sud. Tra i nostri obiettivi c’è proprio quello di ridurre il gap che c’è su questo terreno tra Nord e Sud. Giffoni ha dimostrato proprio come si possa fare innovazione a prescindere dalla dislocazione geografica, l’importante è farlo, avendo un sogno in testa. Al centro per noi ci sono sempre le nuove generazioni, i ragazzi che ci stanno facendo riscoprire il significato della parola futuro. Ciò che facciamo noi è fornire ai giovani strumenti necessari per fare innovazione facendo impresa. Altri temi importanti sono la formazione e poi l’accesso ai finanziamenti perché i sogni sono necessari ma se non ci sono le risorse è difficile realizzarli”.

La parola è poi passata a Luca Tesauro, founder e Ceo di Giffoni Innovation Hub: “Giffoni è il luogo delle opportunità – ha detto Tesauro - ed è un simbolo per tante generazioni. Giffoni è un luogo simbolo del Sud, ma è soprattutto un luogo aperto. Questo è un polo della creatività aperto ai giovani che vogliono mettersi in gioco. L’evento di oggi rappresenta in qualche modo un nuovo inizio perché vogliamo portare Giffoni verso i prossimi cinquant’anni. Questo è un luogo di felicità. Qui i ragazzi stanno insieme e si aprono alla diversità. Appena si arriva a Giffoni si percepisce questa energia che è vitale”.

Nell’ambito della conversazione tra l’influencer ed il comunicatore Marco Montemagno e Claudio Gubitosi, fondatore e direttore di Giffoni, è stata ripercorsa la storia di Giffoni, i momenti chiave di quella che può essere definita come una delle prime startup italiane e mondiali.

Erano anni di contestazione – ha raccontato Claudio Gubitosi – in Francia, in Italia c’era la protesta studentesca. Io avevo 18 anni, che è una bellissima età, ma avevo le montagne intorno a me ed allora ho fatto la rivoluzione a modo mio. In quegli anni ho realizzato due film di cui vado molto orgoglioso ed ho imparato a suonare l’organo in chiesa per pagarmi le attività del festival.  Avevo le idee molto chiare in testa: Giffoni doveva essere una storia dedicata ai ragazzi, per dare loro quello che non avevo avuto io e poi era necessaria una struttura tanto che nel 1973 esisteva già l’ente per dare al festival una veste formale, giuridica.

Il momento spartiacque è stato il 1982 con la presenza di Francois Truffaut: “Da quel momento – ha spiegato Gubitosi- ho capito che non si poteva scherzare più. Come ho fatto a convincere un protagonista del cinema internazionale a venire a Giffoni? Bisogna saper trasferire delle emozioni. Ci vogliono i sentimenti e bisogna saperli comunicare. Credo che le mie parole che ho affidato ad una lettera, tra l’altro scritta a mano, lo abbiano colpito. E come sempre accade la semplicità vince sempre”.

Poi la presenza di Robert De Niro ha rappresentato una consacrazione, un altro grande momento per un nuovo salto di qualità: “Le parole di Truffaut – ha aggiunto Gubitosi - dire che Giffoni è il festival più necessario, mi hanno inchiodato”.

La piazza è stata fondamentale per Giffoni-  ha aggiunto il direttore - quella dimensione di comunità per cui chi veniva e viene a Giffoni fa cose che normalmente non fanno ad un festival. Chi viene a Giffoni deve essere disponibile a darsi e a dare. Giffoni è come una musica, una poesia. Che è conosciuto in tutto il mondo. La città si è trasformato ma è stata una trasformazione guidata perché è bello e necessario che si continui a vivere e a respirare aria di paese”.

Lo spirito internazionale per un’idea che ha conquistato il mondo: “Quando mi è stato proposto di fare Giffoni ad Hollywood – ha raccontato - ero molto incerto. Mi chiedevo perché volessero farlo. Mi illuminò Jon Voight. Potremmo fare tutto, mi disse, ma non potremmo mai comprare lo spirito di Giffoni e questo cancellò tutti i timori che avevo. Abbiamo questo patrimonio che si chiama fiducia. Qui vengono bambini che hanno tre anni ed in questi anni abbiamo fatto il possibile per non tradire la loro fiducia. Abbiamo fatto di tutto perché fosse un luogo per vivere una grande esperienza”.

Siamo ai giorni nostri. Giffoni ai tempi del covid: “Per sessanta giorni mi sono detto che non potevo abbandonare i miei ragazzi in questa fase che ci ha reso tutti fragili – ha continuato - Abbiamo avuto grandi risultati. Ci hanno detto che siamo stati un faro nella tempesta. Nel 2020 tutto congiurava contro di noi. Mi hanno detto che ho avuto coraggio a fare il festival in presenza ma io non sono coraggioso, sono determinato e ho scelto una formula che è stata utile in un momento di difficoltà, il festival si è fatto in quattro. Siamo stati il primo grande evento internazionale al mondo a farsi in presenza. A questi si sono aggiunte le migliaia di ragazzi sparsi in tutta Italia ed in tutta Europa con i nostri hub. Per il 2021 abbiamo aumentato il numero dei giurati in presenza. E adesso siamo pronti per ripartire, saremo liberi di essere noi stessi, ma migliorati. Perché questo momento di difficoltà ci ha aiutati a riscoprire valori, relazioni, consuetudini che avevamo dimenticato”.

Domenico De Masi è un amico di Giffoni. E’ intervenuto in un interessante viaggio nel futuro del lavoro, da sociologo impegnato da una vita sui temi del lavoro e delle sue trasformazioni: “Giffoni è un caso unico al mondo – ha così esordito il sociologo -  è al Sud, si svolge in un paese rurale che ha fatto il salto direttamente nel post industriale. Questo lo rende eccezionale

Poi il lavoro ai tempi del coronavirus: “La pandemia ci ha dato l’opportunità per un grande esperimento mondiale, quello del telelavoro. Abbiamo avuto in questo periodo un miliardo di telelavoratori. Potevamo farlo prima? Certo. Il covid ha dato una fortissima accelerata in questo senso”.

Alla base una questione di mentalità: “Si vogliono tenere i lavoratori in azienda per esercitare un controllo in maniera medievale. Manca al capo quella presa continua, direi rapace sul dipendente. Oggi c’è un tentativo di riportare le pecore nell’ovile, soprattutto nella pubblica amministrazione. L’innovazione nel lavoro è una battaglia continua”.

La prospettiva futura? Una rivoluzione: “Il lavoro - ha aggiunto De Masi - diventa sempre più un fatto non centrale nella vita e cos’è centrale? Il non lavoro. Bisogna proprio cambiare modo di pensare. In questo senso cambia anche lo spirito del primo articolo della nostra Costituzione. Al contrario, vi faranno pensare che il lavoro è tutto nella vita. Questa è una grande fandonia. Quello che fate deve servire alla vita e non al lavoro. Dobbiamo preparaci a tutta la vita e non solo al lavoro”.

Spazio alle istituzioni, in primis la Regione Campania che da anni sostiene l’ecosistema regionale per sviluppare innovazione e determinare sviluppo: “La Campania sta vivendo un momento molto entusiasmante su questo terreno – ha spiegato Valeria Fascione, Assessore alla ricerca, innovazione e start up della Regione Campania - Abbiamo investito molte risorse e lavorato tantissimo con l’ecosistema condividendo una visione. Ora i risultati iniziano a vedersi. Il numero di startup è un indicatore: la Campania è la terza regione, Napoli è la terza città. Poi cresce la qualità delle start up. Abbiamo investito 35 milioni sulle start up e altri sette milioni per attività di animazione e scouting in rete con istituti di ricerca ed università. Questi numeri sono interessanti ma per me è importante il dinamismo dell’ecosistema. Tante aziende oggi guardano con interesse alla Campania proprio sulla base di questo lavoro svolto. Oggi siamo qui a Giffoni che è il simbolo di questo approccio: è un contenitore di innovazione ed un contenuto innovativo ed in continua evoluzione. Così valorizziamo la nostra creatività con idee innovative e respiro internazionale. Ai ragazzi dico di seguire le vostre passioni ed il vostro talento perché le opportunità di realizzazione ci sono”.

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