Venerdì, 23 Luglio 2021 14:45

Gori a IMPACT!: "Con la pandemia ho scoperto che essere sindaco significa prendersi cura delle emozioni dei cittadini"

Il ruolo di un sindaco, l’aspetto umano di una funzione pubblica, l’odioso concetto di privilegio quando è collegato ad una mansione istituzionale, l’emergenza Covid in una delle realtà territoriali più colpite come è stata Bergamo. Sono stati questi i temi maggiormente affrontati nel corso dell’incontro dei ragazzi della IMPACT! con il sindaco Giorgio Gori.

La scelta di fare il sindaco e di lasciare una carriera professionale di grande soddisfazione, parte da qui Gori su sollecitazione dei ragazzi: “C’è questo collegamento - dice – tra l’incarico pubblico ed il concetto di privilegio. Tutto questo porta i cittadini a diffidare della politica. Sicuramente in questo c’è una responsabilità della politica che ha dato un’idea di sé come di mera occupazione del potere. Ma devo dire che rappresenta una parte marginale. In questa mia esperienza ho conosciuto tantissimi sindaci e tanti rappresentanti istituzionali. E tutti svolgono il ruolo con spirito di servizio, dando molto di più di quanto si riceva. Io stesso ho deciso di fare il sindaco abbandonando il mio lavoro ed una condizione economica di sicuro migliore. L’ho fatto perché ho molto amore per la mia comunità e perché sono convinto del fatto che bisogna restituire ciò che il luogo in cui sei cresciuto. Credo che valga sempre la pena riconoscere l’impegno delle persone”.

Il fenomeno che si registra è di una disaffezione verso la politica tanto che diventa sempre più difficile trovare persone che vogliano impegnarsi: “Oggi fare il sindaco - ha detto ancora Goricomporta dei rischi, c’è il sacrificio della propria vita personale ed inoltre la cornice normativa prevede che il sindaco sia responsabile praticamente di tutto. A queste condizioni è abbastanza comprensibile che ci siano poche persone che vogliano impegnarsi. Devo però dire che per 27 anni ho lavorato in tv e ho avuto grandi soddisfazioni, ma quelle che ho avuto da sette anni a questa parte valgono sicuramente di più. Fare il sindaco ti fa sentire utile perché ha una dimensione concreta, perché la tua azione incide sulla realtà e sulla comunità. Tutto questo è molto gratificante”.

Poi c’è la vicenda Covid che per il sindaco di una città colpita come è stata Bergamo ha avuto senza dubbio un effetto condizionante, ma la pandemia ha condizionato un po’ la vita di tutti: “Fino all’emergenza – ha spiegato Gori -  si è creduto che lo sviluppo passasse esclusivamente per le grandi città. E questo processo sembrava inarrestabile. Il Covid è un punto di frattura perché ci ha fatto capire, ad esempio, che tanti viaggi da pendolare possono essere forse evitati ed in alcuni giorni della settimana si può stare a casa senza intasare le città. E abbiamo scoperto che stare all’aria aperta è più sicuro e così la dimensione dei borghi è diventata più interessante, certo sono necessarie delle condizioni perché si scelga di vivere in un borgo. Una buona connessione è una di queste. Non credo ci sarà un cambiamento epocale, ma c’è oggi la possibilità di costruire un nuovo equilibrio tra aree metropolitane e periferie. Tutto dipende da come noi sappiamo dare strumenti a questi luoghi per essere competitivi”.

Un motto che Gori tiene sempre bene in mente e che segue nella sua attività quotidiana? “ – ha detto il primo cittadino di Bergamo – ce l’ho ed è un motto latino: ex malo bonum. Dalle situazioni negative è possibile sempre trarre qualcosa di buono. Nella mia vita non tutto, come ovvio, mi è andato sempre bene ma devo dire che le occasioni in cui ho perso sono state quelle da cui sono scaturite possibilità importanti. Prima di decidere di fare il sindaco, nel 2012 partecipato alle parlamentarie del Pd. Volevo fare il deputato. Persi in quell’occasione e da lì mi è venuta l’idea di candidarmi a sindaco. Se avessi vinto, credo che non avrei mai fatto il primo cittadino. E’ la conferma che dalle sconfitte spesso nascono opportunità”.

Poi c’è il risvolto umano dell’emergenza sanitaria: “Nelle settimane della prima fase di emergenza – ha spiegato Gori – ho avuto un rapporto con la morte legato alle tante vittime che ci sono state. Tutto questo mi toccava moltissimo. Mi sono sentito impotente. Questo è un segno che porto inciso nel cuore. Però l’emergenza mi ha fatto capire che fare il sindaco ha molto a che fare con le emozioni, con la dimensione emotiva di cui i miei cittadini avevano bisogno più di ogni altra cosa. In qualche modo mi sono scongelato”. Errori commessi in una fase così delicata? Gori ne cita uno in particolare: “Certo – dice – ho fatto degli errori. Nei primi giorni della pandemia, dal 23 febbraio, quando è stato diagnosticato il primo caso a Bergamo, ai primi giorni di marzo ho coltivato l’idea che fosse possibile tenere insieme la prudenza con una dimensione di incoraggiamento a non farsi prendere dalla paura. Questo ha portato a dare messaggi sbagliati. C’ho messo un po’ a capirlo e questo mi è stato rinfacciato tante volte. Certo, con il senno di poi è tutto diverso. Ho capito da allora che è meglio dire una parola di meno per evitare questo tipo di incidenti”.

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