Domenica, 13 Dicembre 2020 19:04

“Coscienza civile e senso critico. Così possiamo sconfiggere le mafie”. I masterclasser Impact a lezione di legalità nel segno di Marcello Torre

Che senso ha, dopo quarant'anni, lavorare sulla memoria? Se lo è chiesto Federico Esposito, referente del presidio di Libera “Antonio Esposito Ferraioli” a Pagani, che insieme ad Annamaria Torre, figlia di Marcello, il sindaco trucidato dalla camorra e referente provinciale di Libera Memoria e a Marcello Ravveduto, docente di Digital Public History presso l'Università degli studi di Salerno e l'Università di Modena e Reggio Emilia, è stato tra i protagonisti della prima masterclass di Giffoni Winter con i giovani della sezione Impact. Dedicato all'ex sindaco di Pagani, trucidato dalla camorra nel dicembre del 1980, per essersi opporso alle infiltrazioni negli appalti per la ricostruzione, l'incontro è stato l'occasione per spingere i partecipanti ad approfondire la loro conoscenza su un tassello preziosissimo della storia, non solo locale, ma anche per riflettere sul complesso rapporto tra politica, malavita, malcostume, interessi ibridi e su come queste commistioni siano spesso entrate a far parte della più complessa narrazione cinematografica che affonda le sue radici nell'immaginario collettivo. Toccanti le parole di Annamaria Torre, in particolare quando ha voluto ricordare una lettera scritta da suo padre in tempi non sospetti – ed affidata all'amico giudice Santacroce – nella quale ammetteva di temere per la sua vita, avendo intrapreso una battaglia politica difficile, perché tesa a scardinare un sistema corrotto.

Noi familiari eravamo all'oscuro di questo testamento spirituale – ha raccontato ai giffoner – e sapere che mio padre aveva previsto la sua morte è stato per noi tutti un duplice choc. Con il tempo ho dato peso alle sue parole, in particolare a quel monito: siate sempre degni del mio sacrificio e del mio impegno civile”. Marcello Torre fu un uomo dalla schiena dritta, lontano dai compromessi e da un mondo di camorristi che ben conosceva, essendo avvocato penalista impegnato in prima linea in quei processi nei panni di difensore. “Una nuova generazione criminale – ha sottolineato Ravveduto – frutto di una marginalizzazione avvenuta all'interno dei processi di sviluppo, che male avrebbe accettato il suo tentativo di cambiare Pagani uscendo dal municipalismo nel quale si era chiusa”. Un aspetto che ha spinto Ernesto ad intervenire, commentando il docufilm “Seduto su una polveriera”, che i masterclasser avevano visto prima dell'incontro. “Forse oggi le mafie sono più subdole, ma siamo ancora seduti su una polveriera?”. A rispondergli Esposito, che non a caso ha preso ad esempio l'emergenza sanitaria in corso, per denunciare come il rischio che i poteri occulti provino a guadagnare, speculando sulla sofferenza, sia sempre molto alto.

Ma al di là di intitolazioni di strade e piazze – che pure per Torre hanno spesso scatenato ingiuste polemiche – come si fa ad agire nel concreto per attuare questa lezione di legalità? Alla giovane Chiara ha risposto Annamaria, invitando i ragazzi “a un senso di fortissima responsabilità e ad avere una forte coscienza civile ed un tenace senso critico, perché la cosa fondamentale è distinguere per non confondere”. Senso critico, le ha fatto eco Ravveduto pungolato dal poeta e giornalista Alfonso Tramontano Guerritore, moderatore della masterclass, che è fondamentale anche quando si è rapiti nel flusso iconografico che ci racconta una mafia glamour, secondo la narrazione di un brand che fa della sua storia il suo successo. Come reagire, quando intorno è il vuoto, quando mancano centri di aggregazione per i giovani, occasioni di confronto e di crescita? Carmen, da Somma Vesuviana, si ritiene fortunata per essere cresciuta in una famiglia molto presente, ma allo stesso tempo è consapevole che laddove le città sono prive di stimoli, come cinema e teatri, le possibilità di sviluppare quel famoso senso critico non sono uguali. O almeno non lo sono per tutti. “Occorre un lavoro di squadra – ha ammesso Annamaria Torre – che veda coinvolto il mondo dell'associazionismo, quello culturale, le parrocchie e le istituzioni, perché i giovani non vanno mai lasciati da soli”. Dura la riflessione di Giulia, che del docufilm su Torre ha colto più di un aspetto in sottotraccia, a partire dallo stupore dell'allora presidente Pertini rispetto ai ritardi relativi all'attivazione delle leggi post sisma. Una scena che purtroppo si ripete ancora dopo quarant'anni.

 

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