Giovedì, 26 Novembre 2020 12:15

Il New York Times incorona Servillo tra i 25 migliori attori degli ultimi 20 anni. Il direttore Gubitosi: “Auguri Toni, sei un costruttore di emozioni”

Il New York Times ha incoronato Toni Servillo tra i 25 migliori attori degli ultimi 20 anni. Un riconoscimento prestigiosissimo, che lo vede al fianco di Denzel Washington e Gael Garcia Bernal, solo per citarne alcuni. Al posto numero 7 della classifica, l'attore casertano amato da Paolo Sorrentino, viene presentato come il Jep Gambardella de La grande bellezza e come l'avatar con cui il regista “ha scavato nella corruzione e nell'ipocrisia”, scrive fra l’altro il Nyt, citando diversi film: da L’uomo in più a Il Divo a Loro. Pellicole dove Servillo, “rende vivida la stravagante umanità – e il profondo mistero – degli uomini che vivono per piegare il mondo alla loro volontà” e “cattura anche la loro solitudine”. Servillo è stato tra gli ospiti più emozionanti di #Giffoni50. “Giffoni è un segnale di resistenza, rappresenta la voglia di non cedere alla paura e agli allarmismi. È un messaggio di vita nonostante questo terribile flagello – aveva detto ad agosto ai ragazzi della sezione Impact - Dubito di chi dice che dopo la pandemia tutto sarà diverso, perché la voglia di raccontare storie e di mettere in scena quella grande festa dei sensi che è ad esempio il teatro, resterà la stessa”.

“La notizia dell’inserimento di Toni Servillo nella lista stilata dal New York Times dei venticinque migliori attori al mondo del primo ventennio del XXI – dichiara Claudio Gubitosi, direttore di Giffoni Opportunity – mi riempie il cuore di gioia. Sono orgoglioso da italiano, da campano e da uomo appassionato di cinema e che del cinema ha fatto la sua ragione di vita. E’ un riconoscimento prestigiosissimo e pienamente meritato che tiene conto, tra l’altro, della sensibilità di Servillo nell’approcciare al mestiere di attore, nel comprendere a fondo i personaggi che interpreta nel fare del suo talento strumento per indagare l’animo umano, coglierne miserie e nobiltà. Servillo è un amico di Giffoni. Lo scorso agosto, in occasione del nostro cinquantennale, con le sue parole è arrivato dritto al cuore dei nostri ragazzi. Le mie congratulazioni a Servilo perché anno dopo anno, interpretazione dopo interpretazione, sa essere sempre uno splendido costruttore di emozioni. E ci insegna, proprio come ha fatto qui a Giffoni, a non perdere mai lo stupore del bambino che continua a vivere in ciascuno di noi”. Quello tenuto in occasione di #Giffoni50 è stato davvero un incontro speciale, che ha lasciato una traccia profonda nella storia di Giffoni.

“Sono trascorsi dieci anni ha quando sono venuto qui la prima volta e devo dire che ho riscontrato la stessa determinazione e la stessa passione. A parte il distanziamento imposto dall'emergenza sanitaria, il cuore pulsante del festival non è cambiato. Il messaggio più contagioso che viviamo in questa edizione – aveva sottolineato Servillo – è l'amore per la vita in un momento storico che invece ci abitua alla morte. In questo senso Giffoni è unico, perché è capace di mettere insieme giovani appassionati di cinema che possono incontrarsi e confrontarsi. Ho avuto modo di vedere il documentario realizzato per il cinquantennale. Mi ha colpito, tra le tante, la testimonianza di Wim Wenders. Il fatto che venendo qui ha ritrovato il bambino che è in lui. Questo rispecchia molto la dimensione pedagogica del festival. Vedendolo si capisce che il cinema è l’occasione per rilanciare argomenti più complessi. È un’opportunità che consente ai ragazzi di conoscere la varietà del mondo e che fa loro amare la vita. Conservare lo stupore dell'infanzia è fondamentale. I giovani non sono vasi vuoti da riempire con il nostro sapere. Questo è il luogo per eccellenza dove viene sfatato un luogo comune su una gioventù non curiosa e non attenta. A Giffoni è rappresentato il suo lato migliore”.

 

 

 

 

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