Sabato, 29 Agosto 2020 21:05

Davide Lorenzano e Cristian Patanè, il grazie a Giffoni: "Qui è nato tutto"

Emoziona e commuove la Masterclass Cult la proiezione del docu-film fuori concorso “L’Abbraccio”. L’urgenza di raccontare una storia reale, di fare luce sulle ombre delle mafie. Sullo sfondo la vicenda del giudice Antonino Saetta, Presidente della Corte d’Assise d’Appello a Palermo, e di suo figlio Stefano, uccisi in un attentato mafioso il 25 settembre 1988 sulla Statale 640 tra Agrigento e Caltanissetta. Una poetica che conquista, anche nell’uso di scene recuperate dalle teche Rai e da frame animati che si sovrappongono alle immagini reali nel difficile lavoro di recupero di un fatto di cronaca mai raccontato. “Un piccolo gioiello che fa emergere dall’oblio la figura del giudice Saetta”, così lo definisce il conduttore e scrittore Manlio Castagna mentre presenta il regista e giornalista Davide Lorenzano, originario di Canicattì, e il giovane produttore Cristian Patanè, che dalle prime masterclass ha mosso i primi passi.

Perché “da Giffoni è nato tutto”. È proprio qui, da un incontro fortuito al Festival negli anni scorsi, che nasce l’idea di dar vita insieme al progetto. “Stare dall’altro lato provoca una sensazione di nostalgia perché ti ritrovi e ti rivedi negli occhi dei giffoner – sottolinea Cristian Patanè - Giffoni è sentirsi a casa, è un’emozione tripla e mi auguro che sia una sorta di incoraggiamento per questi ragazzi perché io sono stato un masterclass e ho iniziato piano piano, facendo anche sbagli, con difficoltà e poi, pian piano, sono arrivate le prime piccole soddisfazioni, la carriera si è avviata. È bellissimo esser qui ed essere una fonte di ispirazione. Siamo la testimonianza che si può fare, anche partendo dal basso, tanta passione. Le persone che sono qui non si rendono conto di quanto sia preziosa questa esperienza, ma solo nel corso degli anni con tutte una serie di accadimenti riusciranno a dare valore a quanto grande sia questa esperienza. La masterclass è nata con me e tanti altri amici. Siamo stati un esperimento, ben riuscito”.

Non è mai stato un giffoner, invece, Davide Lorenzano, ma “uno che ha guardato a Giffoni con particolare interesse, semplicemente come chi desiderava fare qualcosa”. “È una sensazione immensa raccontare questa storia ai ragazzi, proprio mentre nella fase di scrittura si pensava di rivolgersi proprio ai più giovani. Viva il Giffoni Film Festival”. Collegato in via streaming anche il direttore della fotografia Daniele Ciprì, un maestro indiscusso che ha accompagnato questi due giovani emergenti nel portare avanti un’idea progettuale complessa che si sofferma su un aneddoto, quando nel 1982 si ritrovò a fare il militare come bersagliere per ritrovarmi all’interno dell’ufficio stampa delle forze armate come fotografo e da lì a Giffoni: “Scoprii così il Festival. Per caso mi ritrovai davanti Truffaut. Giffoni è anche questo, incontri straordinari. Il mio consiglio è di non scoraggiarvi mai. Il cinema è fatto di alti e bassi, film belli e brutti, bisogna crearsi un proprio immaginario e filmarlo. Buona fortuna a voi e a L’Abbraccio, di cui sono complice, in questa follia di raccontare una storia controversa”.

Un dibattito intenso, schietto. “Da siciliano sono stato inviato più volte a non fare questo lavoro – spiega il regista Lorenzano – Perchè è un terreno scivoloso. Mai ricevuto un’intimidazione. Da figlio della mia terra sentivo la necessità di chiudere una parentesi aperta da troppo tempo. Mi sono chiesto perché non prima. Onore e onere aver raccontato e storicizzato questa storia. Questa è la repubblica delle stragi impunite e il documentario è il modo più bello per scrivere un articolo di giornale”.

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