Sabato, 29 Agosto 2020 15:34

Orazio Maria Di Martino: “Bello affascinare i big player internazionali raccontando il mondo Giffoni”

Esportare Giffoni, l’esperienza dell’Hub, l’entusiasmo non solo dei ragazzi ma degli startuppers, alle prese coi propri sogni. Orazio Maria Di Martino, Chief Operational Officer di Giffoni Innovation Hub è il gancio della creative agency di Giffoni che opera da Milano. Un lavoro effettuato di concerto con gli altri due co-founder, Luca Tesauro e Antonino Muro, col quale anche quest’anno è stato portato a compimento una edizione di Next Generation di successo.

Dopo l’edizione 2019, a settembre vi siete rimessi subito in moto per creare l’edizione del cinquantennale. Che tipo di Next Generation è stata secondo te?

Si è trattata di un’edizione molto particolare, questo è certo. Veniamo da un periodo complesso ed è motivo di orgoglio sapere che Giffoni, nonostante abbia dovuto cambiare abito a causa della pandemia, sia riuscita a rappresentare una sorta di rilancio, di modello che serva per dire che l’Italia riparte dopo il periodo appena vissuto. E si tratta di una ripartenza in estrema sicurezza. I protocolli sono stati giustamente molto rigidi ma sapevamo che le norme di sicurezza erano indispensabili per la corretta riuscita dell’evento. Accanto a ciò, si è aggiunto il desiderio di far capire ai ragazzi che Giffoni è al loro fianco e può rappresentare un punto col quale mettere alle spalle questo periodo complesso. Io penso che sia davvero difficile non riuscire a fare centro nel mondo Giffoni. Se dovessi fare un minibilancio del lavoro fatto quest’anno, non posso che essere soddisfatto, sia per come è andato il festival che soprattutto la rassegna Next Generation, costruita in maniera tale che potesse comunque rappresentare un’opportunità gigantesca da offrire ai ragazzi che vi partecipano. Penso alle tante startup che si sono presentate durante la manifestazione e che sono venute da noi perché in fase di trampolino di lancio. Penso alla startup di Domenico Benvenuto che è anche quella più incline al momento sociale attuale. Essere qui per loro è un enorme momento di crescita, professionale e personale ma lo è anche per noi.

Il tuo lavoro è incentrato soprattutto sulla parte relazionale, sulla creazione di contatti e sull’esportazione del progetto innovazione del festival. Quanto conta comunicare in questo settore?

Le relazioni sono la fetta più importante. Riuscire a coltivarle per poi raccontare Giffoni in un un’ottica differente, non convenzionale, è essenziale. È normale che quando si pensa a Giffoni venga immediatamente in mente il mondo del cinema. Ma c’è tanto altro. Giffoni oramai è un’azienda culturale a 360 gradi, destagionalizzata, che lavora 365 l’anno, costantemente al fianco dei ragazzi. E le giuste relazioni, in primis forti da un punto di vista umano, fanno scattare quella scintilla in grado di dar vita ai progetti che con Giffoni Hub portiamo avanti da anni con una finalità unica: generare opportunità per i nostri ragazzi.

Cosa accade quando racconti il mondo Giffoni nel tuo lavoro?

Quando si racconta Giffoni alle aziende, ai tanti player del mondo dell’imprenditoria digitale, è davvero raro non ottenere reazioni di stupore e meraviglia. Questo accelera – non di poco – il processo che porta alla concretizzazione della collaborazione.

Con chi, secondo te, è necessario dialogare oggi per creare qualcosa di innovativo e vincente?

Penso a multinazionali come Kaspersky, partner di Giffoni da tre anni, o con Google, presente qui lo scorso anno. I grandi player dell’economia digitale. Adesso stiamo lavorando ad un panel sul tema dei beni culturali italiani e la digitalizzazione. Lo realizzeremo nel corso della sessione autunnale del Giffoni Film Festival. Il progetto vede la collaborazione del Mibact e del Miur insieme a grandi corporate quali Google, Facebook, Kaspersky, Ibm, Microsoft e Cisco. Racconteremo l’evoluzione del mondo dei beni culturali, l’opportunità di favorirne la fruizione grazie ai linguaggi digitali e la formazione specifica che va fatta ai ragazzi per far si che si riesca a lavorare in questo settore. Abbiamo la fortuna di essere nati in Italia, non ci resta altro che continuare a lavorare intensamente.

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