Sabato, 29 Agosto 2020 15:45

Cibo, dolore e solitudine: la rinascita delle Hangry Butterflies attraverso sentimento e racconto

Presentato da Blindspot Studios e Rai Cinema, Hangry Butterflies è un lavoro sul disturbo del comportamento alimentare: il documentario, mostrato ai giffoner in sala e collegati dagli hub, è diretto dalla regista Maruska Albertazzi, presente in sala insieme alle attrici Agnese De Lia e a Marta Imperiani. “Ho scelto un titolo in inglese - dice la regista - per rendere riconoscibile la community Instagram, mi piaceva l’idea della rinascita. Questo lavoro è rivolto a voi ragazzi, va visto prima per conoscere il problema”. Agnese De Lia, una delle protagoniste, sottolinea il suo spirito: “Volevo raccontare la mia storia, perché possa aiutare qualcuno”. L’esperienza dei ragazzi nel corso della conversazione apre le fragilità, con storie di difficoltà, di problemi adolescenziali legati al peso. Così questi problemi diventano un sentimento: tra palco e platea si libera una commozione.   


Il racconto, di taglio documentaristico, intenso e toccante, tiene insieme testimonianze e storie sull’anoressia, bulimia e altri problemi nel rapporto col cibo. Tra esperienze dirette e difficoltà, di adolescenti e anche di bambini: “Ero appena uscita dalla doccia, mi guardai allo specchio. Stetti malissimo. Mi odiavo”. “Sono troppo magro perché non mangio niente, non me la sento”, le frasi che si sentono film. Lo sviluppo dell’anoressia ha a che fare con l’autostima, con il pensiero. Ha  indicatori tra cui sminuzzare il cibo e rallentare il ritmo del mangiare. L’elemento principale è sempre il disagio. Studi individuano un abbassamento dell’anoressia fino all’infanzia, ben prima dell’adolescenza.  “Sono stata ricoverata a Napoli”, racconta la De Lia “mi chiedevo cosa ci facessi, non mi rendevo conto del mio problema, non sapevano cosa fare con me. Un giorno mi sono alzata dal letto e sono crollata per terra. Chiamai mia madre dicendo che non riuscivo ad alzarmi. Non le raccontavo queste cose, mi vergognavo”.

La regista Albertazzi parla della possibilità di uscire dal tunnel “grazie all’amicizia, ai rapporti personali. Dopo anni di difficoltà e terapia, ho un rapporto bello col cibo, ho lo stesso peso giusto e sto bene”. De Lia e Marta Imperiani ricordano ai giffoner che “Oltre il fisico c’è qualcosa, di più, non è bello essere giudicati per un difetto. Impariamo ad andare oltre”. "Il gruppo, i social, la condivisione possono essere fondamentali per entrare in contatto e chiedere aiuto", ribadisce Albertazzi: “La rete funziona. La condivisione supera la solitudine e trova ascolto. Era impossibile quando ero piccola. Gli amici, fare un progetto insieme, salva la vita”.

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