Sabato, 29 Agosto 2020 13:04

La sfida di Osanna a #Giffoni50: “I musei luoghi aperti dove si riafferma la cittadinanza”

Una raffica di domande, un dialogo fitto ed emotivamente partecipato. Massimo Osanna ha conquistato i giovani della Giffoni Impact. E non ha nascosto, il nuovo direttore generale dei musei del Mibact, di esserne a sua volta stato conquistato: “Spero che questi ragazzi con il loro entusiasmo possano entrare nel mondo del lavoro e della cultura e trasformarlo”.

A dare il benvenuto al professore Osanna è stato il direttore Claudio Gubitosi: “Sappiamo che l’Italia con lei è in buone mani”. E lui ha mostrato di avere le idee chiare sul da farsi: “I musei in questo momento possono e devono svolgere un ruolo fondamentale per un ritorno a una socialità sana, a una socialità attraverso la cultura. I musei – ha raccontato citando, tra gli altri, l’esempio dei quella Pompei di cui è ancora direttore ad interim - hanno fatto un grande sforzo per fare in modo che l’apertura avvenisse in piena sicurezza e questo ha generato una risposta. C’è desiderio di tornare alla normalità anche alla luce delle nostre origini”. Da qui, la sfida: “Agganciare sempre più i musei alle realtà dei territori. Il museo è un luogo della cittadinanza, dove si riafferma la cittadinanza”. Quindi, l’obiettivo è fare dei musei “luoghi aperti”, a differenza di quanto accadeva prima della riforma Franceschini. “La riforma – ha spiegato - ha innescato processi virtuosi che hanno dato un grande risultato: un incremento del 25% dei visitatoti, che vuol dire incremento di incassi e dunque del Pil”. E ancora: “I musei non sono luoghi noiosi o polverosi, ma sempre più luoghi aperti dove la visita diventa non solo emozionale ma conoscitiva, una visita che ci consente di ritrovare le nostre radici, chi è venuto prima di noi e di cui noi siamo il frutto”.

Le sfide, però, sono anche altre. Nell’etichettare come “assolutamente sterile” la polemica sul caso Ferragni-Uffizi, Osanna ha spiegato: “Sono convinto che i musei e i luoghi della cultura si devono aprire a un linguaggio contemporaneo, ampio, che possa raggiungere ognuno dei cittadini e dei potenziali fruitori. Quelli che frequentano meno i musei – ha fatto notare - sono proprio i giovani dai 18 ai 28 anni”. Nello stesso discorso s’inserisce la questione dei direttori stranieri: “Vedere con l’occhio esterno di chi avuto altre esperienze in altri contesti significa portare il bagaglio culturale appreso altrove. In un mondo globalizzato, fatto di mobilità, movimento, connessioni, ogni nodo di questo network può portare idee nuove. È stato giusto aprire agli stranieri – ha rimarcato – Significa aprirsi al mondo. Credo che non ci debbano essere barriere”.

E, a proposito di barriere, Osanna ha pure illustrato ai giffoner la sue idee per far crescere le piccole realtà museali, considerando che “ci sono grandi attrattori che in qualche modo monopolizzano il numero di visitatori e altri piccoli che soffrono”. Due le proposte: una riguarda “una comunicazione adeguata”; l’altra la necessità di “lavorare sui poli museali per creare rete. I musei – ha sottolineato - non sono monadi, possono dare il meglio se entrano in una rete. Dobbiamo creare sistemi territoriali, anche regionali, dove i musei possano raccontare insieme pezzi di storia. Bisogna uscire dall’ottica provinciale per cui ogni Comune ha il suo museo. Forse – ha esclamato - proprio la pandemia può aiutarci a ripensare i musei in maniera nuova”. C’è bisogno, però, di una “formazione ad hoc dei docenti” di una nuova formazione universitaria che metta insieme formazione umanistica e manageriale, perché quella “per comportamenti stagni non è adeguata”. Da qui “la nascita di nuove figure professionali”.

Il direttore dei musei del Mibact si è anche soffermato sul fenomeno della distruzione delle statue: “Nel mondo anglofono c’è un revisionismo anche eccessivo che vuole cancellare pezzi di storia. La storia non è una linea retta che va verso le magnifiche sorti e progressive. Non bisogna cancellare il passate, bisogna ricordarlo. Il problema – ha evidenziato - è il racconto, non la conservazione. Devono cambiare i linguaggi museali. La colpa non è dell’oggetto o della statua, ma del modo in cui viene presentata”. Per Osanna, non solo l’applauso soddisfatto dei giffoner, ma anche l’augurio “per replicare in maniera esponenziale quanto di buono fatto a Pompei”.

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