Venerdì, 28 Agosto 2020 19:58

Max Giusti: "Essere a Giffoni è importante per ricominciare"

Attore doppiatore imitatore, istrionico e animale da palco, Max Giusti non si è risparmiato, facendosi travolgere dall’entusiamo dei giffoner. "È il mio terzo Giffoni - ha esordito - e la cosa più bella, è che i ragazzi fanno le domande più originali dei giornalisti". Tra imitazioni e giochi, con le voci di Vasco Rossi e Ligabue a simulare uno scontro tra rocker, Giusti ha ripercorso la sua carriera, sempre a caccia di nuove sfide, nuove scommesse, esattamente con lo stesso spirito di Claudio Gubitosi, arrivato in sala come un ragazzino alla cinquantesima presenza per i saluti di rito e di affetto, nel segno di una determinazione per la ripartenza.

"Non dimenticherò la scelta di essere presente qui fisicamente", ha sottolineato Gubitosi allo showman, il quale a sua volta ha rilanciato: "Stare qui è importante per Giffoni e per noi, con tutte le distanze e le prescrizioni per ricominciare". Reduce dal successo di Pechino Express, Giusti ha raccontato l’esperienza di stare lontano dalla sua famiglia, la voglia di tornare a casa: "Volevo la mia libertà, mia moglie e i miei figli, ho cominciato a lavorare in terza liceo, a Pechino invece dovevi chiedere aiuto per ogni cosa. La cosa più bella di quei trentasette giorni è stata mettere gli occhiali e guardare un letto pieno di capelli, trovare un buco che era bagno, doccia e tutto. È stato tutto di corsa, un’esperienza indimenticabile. Al ritorno, a cinquant’anni ho scoperto il valore dell’amicizia, con un legame incredibile con il compagno di viaggio per tutta la gara. Non ci davano niente dalla produzione, neanche una barretta, abbiamo rubato le merendine".

Il viaggio, basato su passaggi autostop a chiedere agli automobilisti, tra Cina, Thailandia . "Non devi mollare, devi essere sincero e non devi aggredire. Ci venivano a prendere alle cinque del mattino, poi ci invitavano a cena, erano carini e restavi sveglio fino a mezzanotte ma alle cinque dovevi svegliarti. La prima cosa che ho fatto all’aeroporto ho abbracciato i miei, e poi, la carbonara. Col Guanciale eh, non mi scivolate, senza cipolla. E poi tre rossi e un bianco". Lo scontro in gara durante il viaggio è rimasto nei ricordi dei ragazzi per la capacità di stare sullo stesso piano dei più giovani. "Viaggiare e fermarsi nei grandi centri è più difficile, mentre nei villaggi, nelle zone rurali sono più abituati all’accoglienza. Quando uno viaggia in poco tempo si creano dei rapporti. Verso la fine c’è stata una cena a telecamere spente, non lo sa neanche la produzione ed è stato il premio più bello. Il giorno più brutto ho pianto perché la notte prima non ci avevano accolto, eravamo nella giungla, ad un tratto lungo questa statale passa un pulmino di belgi e francesi, alcuni erano di origine italiana, e su Rai international vedevano il mio gioco dei pacchi in tv. In quel momento ho rivisto la mia famiglia, mi è venuto da piangere".

La ricetta del lavoro artistico per Max Giusti ha bisogno di una base: "La fama è effimera, dovete conservare i vostri sogni. L’immagine è importante, ma se dietro non c’è niente, si scopre. Giocatevi tutte le chance che avete". Nel mezzo di una emergenza ancora presente per il Covid-19, Max è entusiasta della presenza dei ragazzi, e li sprona per la ripartenza: "Sarà dura, difficile, ma la supereremo. Dobbiamo stare uniti in questo momento. Ma passerà. E avremo tanto da raccontare".

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