Venerdì, 28 Agosto 2020 19:47

“Giffoni è un'emozione unica”: Nick Vivarelli e Fabrizio Laurenti protagonisti a Masterclass Cult

Un’emozione unica. È la prima volta che il film ritorna sul grande schermo dopo il lockdown. Grazie Giffoni”. Si parla di scrittura cinematografica a Masterclass Cult con il critico Nick Vivarelli, nella veste di co-autore alla regia, insieme a Fabrizio Laurenti, regista e sceneggiatore, al termine della proiezione del documentario fuori concorso “Life is a B-Movie: Piero Vivarelli”.

Un cinema da riscoprire, attraverso la vita irrequieta e la filmografia di Piero Vivarelli, regista di B-Movie italiani, paroliere di successi musicali tra cui 24.000 baci di Celentano e sceneggiatore dello spaghetti western Django, amato da Quentin Tarantino, che riesce a dare forma a fumetti con Satanik e Mister e mette in scena la rivoluzione sessuale con Il Dio Serpente. “È bellissimo condividere un film con un pubblico così attivo”, ha insistito Fabrizio Laurenti. “Una grandissima emozione, il dialogo è stato stimolante, credo sia stata la più bella esperienza in un evento festivaliero”, ha continuato Nick Vivarelli. “Life is a B-movie non è un titolo ad effetto – hanno spiegato i due autori – Un pioniere che ha spaziato tra i vari generi del film, ma anche delle varie forme d’arte. Una persona sintonizzata sul tempo, un innovatore”.

L’esigenza è quella di rivalutare la figura di Vivarelli, associato alla figura mitologica di Prometeo, che, in epoca fascista porta il jazz, la musica vietata dei neri e poi il rock che scardina i valori tra generazioni di padri e figli. Inno alla trasgressione e alla leggerezza. Un artista che ha attraversato generi, contro tutto e tutti, ai margini. Un uomo che ha seguito sempre l’istinto. Un incontro controverso, quello con i giurati, che ha stimolato la discussione sul processo creativo, all’origine della scrittura. “Come avviene il processo creativo?”, è la domanda che i giffoner hanno sottoposto ai due registi. “A volte un film nasce da un’idea – hanno evidenziato Nick e Fabrizio - Le regole possono essere trasgredite, senza una struttura, un’ossatura di fondo. Nel documentario la struttura arriva dopo. È fondamentale un’apertura, un’elasticità nel saper cogliere tutte le possibilità del racconto. Ad esempio, verso la fine degli anni ’60, l’idea di Jango nasce dalla volontà di montare un film da un sogno, quasi freudiano, e poi da lì si è generata una trama talmente forte da affascinare lo stesso Tarantino che in epoca moderna ne ha fatto un remake”.

E da qui il valore profondo del B-Movie, quel film considerato dalla critica quasi un sottogenere, che però ha salvato l’industria culturale cinematografica italiana dall’imperialismo americano. Oltre 350 film prodotti all’anno. “Il pubblico in Italia andava a vedere il cinema italiano e ha fatto sì che nascessero categorie di professionisti, montatori, costumisti, registi, sceneggiatori, attrezzisti, direttori di produzione, anche grazie agli innovatori del cinema italiano degli anni ’60. Oltre la struttura di stampo americano, nella dinamica aristotelica di tre atti: spesso in realtà il cinema parte dalla macchia poetica, da un’immagine, da una suggestione. È questo il cinema libero, anticonformista, fuori dalle regole della grammatica, che esiste e noi abbiamo voluto mostrarlo, senza alcuna glorificazione, ma - ha concluso il regista - per l’entusiasmo, la carica creativa, eversiva fuori dal coro”.

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