Giovedì, 27 Agosto 2020 21:10

Rocco Hunt a Giffoni Impact: "Il Festival orgoglio della mia terra"

A Giffoni Impact arriva il talentuoso Rocco Hunt, oramai di casa qui a Giffoni. Sin da piccolo veniva ai concerti organizzati dal Festival, poi si è esibito allo stadio Troisi con un live show con migliaia di fans. Figlio di Salerno, è stato influenzato dalla scena hip hop napoletana con la quale, sin dagli inizi, e specie con Clementino, ha collaborato. Hunt ha saputo mescolare elementi pop al suo flow naturale e piuttosto violento, riuscendo a piacere a un pubblico molto ampio, anche grazie alle sue canzoni su temi come l’amore, i buoni sentimenti e la rivalsa sociale.

Dal 2013 sotto contratto con la Sony ha pubblicato quattro album e tutti ricordano i successi sanremesi di “Nu juorno buono” e “Wake Up”. Ma Rocco Hunt è molto altro e lo testimoniano le tantissime collaborazione con la scena rap e pop italiana: Federico Zampaglione dei Tiromancino, Eros Ramazzotti ed Enzo Avitabile o con Achille Lauro, Neffa, J-Ax e i Boomdabash senza contare i nomi più noti del rap intransigente come Ensi, Nitro, Noyz Narcos, Gemitaiz, MadMan fino alle nuove leve napoletane come Geolier e Nicola Siciliano. L’estate 2020 lo vede protagonista con un singolo reggaeton in compagnia della cantante e attrice spagnola Ana Mena dal titolo “A Un Passo Dalla Luna”, che però non distoglie le sue radici dalla terra che lo ha fatto crescere. E così con il giornalista Gino Castaldo argomenta per i giffoner sul tema "Siamo tutti figli di Pino Daniele”. Un tema un programma, un’ammissione inconfutabile per tutti coloro che hanno assorbito il lavoro del bluesman partenopeo, colui che ha ampliato l’antica tradizione della musica napoletana che parte da Libero Bovio e Salvatore Di Giacomo passando per Sergio Bruni e Roberto Murolo e modernizzata da Renato Carosone che come Pino ha inserito elementi black, come il blues e il jazz, nella melodia partenopea.

Rocco Hunt è visibilmente emozionato e contento di stare trai giffoner e stimolato risponde come se rappasse. Il suo è un flusso di parole che mostrano un ragazzo lucido e con le idee chiare. Lo scorso anno aveva lanciato la notizia shock del ritiro dalla scena (per via delle troppe pressioni) per poi ritrattare dopo pochi giorni e riproporsi anche meglio di prima. Ringrazia i suoi fans e le persone che lo circondano, ama la sua Regione che considera la base dalla quale ripartire e rigenerarsi. “Sono felicissimo le cose mi stanno andando bene - rivela ai giffoner - ho scritto tanto durante il lockdown e sono stato in famiglia. Mi è mancato fare il mio lavoro, confrontarmi con il pubblico e con la gente attraverso le quali trovo ispirazioni positive.” Sul momento che sta vivendo fa una riflessione interessante: “Anche se il rap, come genere, sta subendo una fase calante, a causa della nascita di sottogeneri come la trap, credo di continuare a dire le mie cose e dopo dopo 10 anni riesco ancora ad essere moderno, collocandomi in una fetta di mercato che non era scontato avere”.

La sua carriera riesce a restare nel circuito e rigenerarsi grazie all’esperienza old school e i cambiamenti attuati dalla new generation. Stuzzicato precisa che non ha mai pensato di ritirarsi: “Non ho mai detto che smettevo ma avevo dei problemi legati alla pubblicazione dell’album. Mi sfogai su internet dicendo che non mi piegavo a dinamiche discografiche che mi davano frustrazione e scritto solo che preferivo non farlo uscire perché erano 3 anni che non pubblicavo e vedevo nuovi fenomeni andare avanti mentre io non riuscivo ad esprimermi. Se avessi saputo che da un post Instagram scatenavo quel circo mediatico non lo avrei certo fatto!”.

È un ragazzo positivo Rocco Hunt, crede in quello che fa e ha idee chiare circa le difficoltà che i giovani hanno per emergere restando nella propria città, senza dover necessariamente emigrare come ha dovuto fare lui quando è dovuto andare a Milano per cercare un contratto discografico. Non ha fiducia nella politica che lo ha deluso, ma provocatoriamente si candida: “Forse è l’unico modo per cambiare le sorti di un territorio ricco di cultura e tradizione ma che purtroppo lascia andare i propri figli senza trattenerli. Giffoni - continua - è una realtà incredibile, rappresenta l’orgoglio della mia terra e auspico che ce ne siano altre cento di esperienze culturali come questa in modo da essere fonte di arricchimento e opportunità”.

Rocco Hunt infine racconta la sua incredibile esperienza con Pino Daniele. “Artista immenso che poco prima di morire mi volle sul palco del Palapartenope di Napoli per un doppio concerto. In compagnia del mio amico Clementino abbiamo avuto modo di duettare con lui. È stata, vista anche la mia giovane età, l’esperienza che più porto nel cuore. Purtroppo ci ha lasciato troppo presto e con rammarico ricordo che mi invitò nella sua casa in Toscana per suonare insieme, per divertirci e bere buon vino. Artisti come lui o come Enzo Avitabile, Rino Zurzolo, Tullio De Piscopo, rappresentano una ricchezza enorme per le nuove generazioni. Una cultura musicale che appartiene solo a noi che dal forte legame che la città di Napoli ha con l’America, e con il sound che arrivava in città nel dopoguerra, si è fusa con la millenaria tradizione che tutto il mondo ci riconosce”.

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