Mercoledì, 19 Agosto 2020 19:31

Giffoni 50, Veronica Ruggeri e Roberta Rei raccontano il mestiere di Iena

Come si trovano i personaggi, le notizie, i protagonisti di una storia, di un’inchiesta? Come funziona la caccia de “Le Iene” sulle tracce di un buon servizio, in grado di dare voce e far pensare? Come si diventa un giornalista investigativo, partendo da un’idea o da una intuizione? La risposta, data ai ragazzi di Giffoni Impact da Veronica Ruggeri e Roberta Rei, è nel lavoro, nella costanza. Nella tenacia. 

Partendo dal nulla, fino alla squadra di inviati più temuta d’Italia. "Io Sono partita per il campo profughi che c’era in Grecia, quando lavoravo in Rai", racconta Roberta Rei. "Ho trovato due ragazzini che con la telecamerina hanno raccontato la loro storia. Il lavoro è arrivato nelle mani del mio capo tramite un autore, mi ha voluto conoscere, e ho iniziato la gavetta". Il percorso di Veronica Ruggeri invece è apparentemente più casuale: "Ho cominciato con questo spettacolo simile a Zelig, ero inesperta, timidissima. Tra il pubblico c’era un ex autore delle Iene, cercavano Iene donne. Dopo una settimana ero in redazione a fare un colloquio, ho cominciato con un servizio sull’usura e da lì ho iniziato la gavetta".

Dietro ogni servizio c’è un’idea, un confronto, che poi diventa un filo paziente, in attesa di un personaggio da beccare, da trovare. "A volte serve un appostamento di una settimana per incrociare finalmente una persona, fermarla e farla parlare in qualunque modo", spiega Roberta. Altre volte serve un colpo di genio. Una trappola, tecnica personale per completare il lavoro. In certi casi basta un colpo di citofono, un semplice “scendi” che a volte funziona. "Davide Parenti, inventore delle Iene e autore da ventidue anni, guarda tutti i servizi uno per uno, cambiando e modificando ogni singolo frame".

Le donne di punta del programma Mediaset hanno tirato fuori storie di violenza e sfruttamento, di persecuzioni e abusi. In realtà ogni servizio ha dietro uno studio. Iene si diventa studiando, preparandosi con ostinazione, fiducia in sé stessi e fame. "Ma non siamo aggressivi", chiude Roberta, "le domande sono domande. Il nostro lavoro è dare ascolto alle persone". L’incontro con i giffoner si chiude con il ricordo di Nadia Toffa, rimasta nei cuori degli spettatori, dei ragazzi e dei colleghi, come un esempio di dedizione e professionalità.

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