Mercoledì, 19 Agosto 2020 16:07

Toyota e Giffoni: partnership per le sfide e la mobilità

Cosa hanno in comune i termini giapponesi kaizen e kaikaku con l'acronimo Case (connected, autonomous, shared, electrified)? La consapevolezza che per realizzare imprese straordinarie occorre cambiare paradigma, fare un salto dimensionale, stringere i denti di fronte alle difficoltà e lavorare per il miglioramento, personale e collettivo.

È questo, in sintesi, il messaggio che Mauro Caruccio, amministratore delegato Toyota Motor Italia e gli Unbreakable Vanessa Ferrari, Andrea Pusateri, Mattia Barbarossa e Marco Dolfin hanno voluto lasciare ai giovani giffoner di Impact nel corso di un incontro incentrato sulla mobilità e sulle sfide. Tematiche che da tempo fanno parte della mission di Giffoni, come ha spiegato in apertura il fondatore e direttore Claudio Gubitosi: “Il nostro obiettivo è quello di metterci in relazione con il futuro e non accontentarci mai di ciò che abbiamo. Bisogna osare e affrontare le sfide che riguardano il lavoro e lo sviluppo in quella nuova geometria culturale e creativa che ci accompagna nelle nostre evoluzioni. Avere qui persone che cambiano il mondo è un'incredibile opportunità per tutti i nostri ragazzi, ai quali vogliamo dare un messaggio ben preciso: le difficoltà vanno superate senza arrendersi, avendo sempre presente una visione dell'oltre, perché come recita il claim di Giffoni, ciò che succede qui migliora il mondo. È il nostro mantra, il nostro comandamento”.

La filosofia di Giffoni sposa in pieno quella di Toyota, come ha più volte sottolineato Caruccio: “Con la determinazione nulla è impossibile e tutto si può realizzare – ha detto ai ragazzi – L'importante è essere capaci di recepire gli stimoli e di guardare con ottimismo al futuro”. Una regola valida sempre, ma attuale più che mai in un contesto in cui l'emergenza sanitaria ha messo in crisi progetti, sogni e speranze. Non a caso, in apertura, Caruccio ha presentato alla platea della sala blu della Multimedia Valley un video in cui l'annuncio di Tokyo 2020 viene spezzato dagli eventi. Ma, come recita la voce narrante, “ogni epoca ha le sue interruzioni, i suoi momenti di buio”. Come recuperare energie e voglia di rimettersi in gioco? Grazie all'orgoglio di sentire di appartenere a qualcosa di grande, “così spinti dall'energia di essere insieme torniamo a crescere”.

Per Toyota non si è trattato di un debutto: la celebre casa automobilistica, presente in 170 Paesi del mondo, è stata già a Giffoni l'anno scorso per affrontare il tema dell'innovazione. Quest'anno, invece, si è discusso della complessa relazione tra uomo e tecnologie. Una partnership che si rinnova per un progetto ad ampio respiro nel solco di un nuovo percorso chiamato “Impact”. Primo anno di una nuova sezione di approfondimento e confronto riservato a 75 giovani che avranno l’opportunità di incontrare uomini e donne di scienza, arte, cultura, spettacolo, istituzioni, imprenditoria, sport, giornalismo. Il presidente della Camera dei Deputati, Roberto Fico, ha concesso il Patrocinio a questa sezione. “La nostra mission prevede da sempre il dovere di restituire qualcosa alle nostre comunità – ha dichiarato l'amministratore delegato – Ci sono due parole giapponesi che vorrei sottoporre alla vostra attenzione. La prima è kaizen, che racchiude in sè il miglioramento continuo che non prevede l'accontentarsi. La seconda è kaikaku: in alcuni momenti dobbiamo essere disposti al sacrificio e al cambiamento, perché si migliora solo facendo strappi e salti in avanti”.

La prova lampante è data dalla stessa storia di un'azienda nata come produttrice di telai tessili ed oggi leader nella ricerca, nell'innovazione e nella progettazione di vetture a emissioni zero, capaci, attraverso il potenziamento delle tecnologie e dell'intelligenza artificiale, di essere autonome e addirittura empatiche con i propri conducenti. Un film di fantascienza? No. La realtà è più vicina di quanto si immagini come dimostrano i prototipi E-palette, un mezzo di trasporto totalmente autonomo e E-care, un veicolo capace di prelevare a domicilio le persone che debbano sottoporsi ad analisi mediche o l'avveniristica Lq, capace di sintonizzarsi sullo stato d'animo di chi guida e di agevolarlo con musica, inclinazione dei sedili, gradazione dei cristalli e tutto quanto possa contribuire al suo benessere psicofisico. Alla base di tutto questo non c'è solo un investimento imponente dal punto di vista della ricerca e della tecnologia, ma un modo di pensare che passa per una parola chiave, Ikigai: la utilizzano i giapponesi per indicare una persona che si sente particolarmente appagata quando svolge un lavoro che ama e che la rende apprezzabile per la società.

Questo perché, ha ribadito Caruccio, “la tecnologia amplifica il lavoro dell'uomo e difatti l'intelligenza artificiale di cui da tempo si parla non è altro che un'intelligenza amplificata”. Un concetto espresso a chiare lettere da Akio Toyoda, nipote del fondatore della maison, durante il Motor show di Tokyo: “Le auto del futuro saranno come i cavalli e saranno capaci di comunicare. Una comunicazione sincera, con la gioia di muoversi insieme”. Da questa sfida nasce il progetto di Toyota Woven City, la città del futuro, un ecosistema connesso progettato dall'archistar Bjark Ingels che sarà inaugurata nel 2021 alle pendici del monte Fuji. Qui, in settanta ettari, sorgerà un hub a cielo aperto dove scienziati, ricercatori e cittadini “normali” vivranno gomito a gomito l'esperienza di progettare il futuro e di sperimentarlo sul campo. È questa, allo stato, la sfida più intrigante di tutte, perché non coinvolge solo il sistema della mobilità, ma l'intera filosofia sottesa alla costruzione delle società e delle loro abitudini. E di sfide hanno parlato gli Unbreakable, persone fuori dal comune che hanno saputo superare i propri limiti per rendere il mondo un posto migliore. Essere un Unbreakable significa dunque essere in grado di superare qualunque sfida, anche la più difficile, per riuscire a realizzare qualcosa che prima sembrava impossibile. Anche qui, c'è una parola giapponese che racconta tutto: kintsugi, l'arte che consiste nel riparare con l'oro un oggetto rotto. In questo modo le ferite non vengono nascoste, ma esaltate, trasformandosi da difetto in pregio unico.

Ed è quello che è accaduto a Vanessa Ferrari, Andrea Pusateri e Marco Dolfin, tre atleti capaci di raggiungere traguardi di primissimo piano nonostante i traumi subìti. Con loro anche Mattia Barbarossa, il più giovane imprenditore aerospaziale. “Mi piace far appassionare le persone allo sport, perché insegna valori e ti obbliga a superare le difficoltà e ad andare avanti nonostante tutto” ha detto commossa Vanessa Ferrari, che ogni volta è ripartita da zero dopo i suoi infortuni. Prima a conquistare una medaglia d'oro ai campionati mondiali di ginnastica artistica nel 2006, nel 2017 è rimasta vittima di un infortunio, riuscendo però a rimettersi in piedi e a vincere l'oro nel 2019. “Sono un mago nel cercare continuamente nuove sfide – ha raccontato ai giffoner Andrea Pusateri – Bisognerebbe fare almeno una volta al giorno qualcosa di cui si ha paura per potersi mettere alla prova. Dopo il ciclismo, ora la mia nuova avventura sarà l'Ironman. Sono un po' matto, mi piace osare e andare oltre”.

Pusateri, all'età di tre anni e mezzo, sfuggì al controllo della madre e finì sotto un treno. Oggi ha una sola gamba, ma la forza e la tenacia di un esercito. “Ho sempre avuto la testa dura – ha ammesso Marco Dolfin, medico e sportivo – La tecnologia mi ha aiutato più della medicina: in sala operatoria continuo a lavorare normalmente grazie a una carrozzina verticalizzabile. È vero che le difficoltà rendono migliori. Alle volte la vita ci mette a dura prova, ma bisogna saper reagire”. Anche la vita di Dolfin è stata sconvolta a causa di un incidente stradale. Ma il trauma non gli ha impedito di continuare a coltivare i suoi sogni aggiudicandosi il 4° posto nel nuoto stile rana alle Paralimpiadi di Rio nel 2016. Icona delle sfide Mattia Barbarossa, giovane imprenditore che ha saputo trarre profitto dalla sua passione per lo spazio, creando il primo esemplare di satellite per il trasporto di carichi fino alla Luna.

Ero molto piccolo quando ho messo piede per la prima volta in un osservatorio astronomico – ha ricordato – Ne rimasi sedotto perché ebbi la fortuna di trovare un ambiente stimolante per la mia creatività. Amare quello che si fa è fondamentale, aiuta a saper sfidare i propri limiti. Ragazzi, se volete fare qualcosa di straordinario dovete incontrare delle difficoltà. Attualmente sto sviluppando un razzo. Certo, ci sono dei rischi, ma bisogna imparare a correrli”. Durante l’incontro, sono intervenuti anche molti giovani presenti in sala. “È stato bello che ci siano stati due momenti, quando ha parlato Caruccio con una relazione tecnica e poi quella emozionante del secondo tempo, quando hanno presentato gli “unbreakable”, la dimostrazione come tecnologia e esseri umani debbano convivere – ha detto Domenico, 22 anni originario di Salerno – In particolare quando hanno parlato delle cicatrici che tutti noi portiamo nella vita e di come possano renderci vulnerabili, ma la tecnologia può fare in modo che quelle stesse cicatrici non siano sterili, trasformandole in punti di forza”. A fargli eco, Mariana, 30 anni di Campagna. “Rispetto alle storie che ho sentito penso che la tecnologia sia uno strumento per cui un essere umano possa lanciarsi in nuove sfide e spingersi oltre i propri limiti personali. La tecnologia è una cosa fondamentale ma non l’unica cosa. Ad esempio, la città del futuro, ideata da Toyota, mette al centro le persone che devono essere connesse tra loro, al centro sempre la relazione umana”.

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