Venerdì, 08 Maggio 2020 15:53

#GiffoniAUnMetroDaTe: 60 giorni per raccontare l’Italia della rinascita, si conclude la campagna ecco i risultati

Trasformare le difficoltà in occasioni: è questo che caratterizza Giffoni da 50 anni ed è da qui che si è partiti per cambiare la prospettiva, continuando a guardare al domani con ottimismo e voglia di reagire. Il Covid19 e la successiva estensione della zona rossa all’intero territorio nazionale hanno imposto cambiamenti negli stili di vita e richiamato al senso di responsabilità con l’obiettivo di porre un freno al contagio. Mentre un’intera nazione si è impegnata a dare nuova forma alla quotidianità, mettendo da parte abitudini consolidate, Giffoni non si è di certo fermato, anzi ha trovato nuovi modi per essere al fianco dei suoi ragazzi, di uomini e donne, genitori e nonni, bambini e adolescenti. L’obiettivo è stato quello di rispondere alle esigenze dei giovani e delle loro famiglie, offrendogli uno spazio per raccontare e raccontarsi, in attesa di vederli finalmente protagonisti di un viaggio che li porterà di nuovo a incontrarsi e conoscersi al Festival. #GiffoniAUnMetroDaTe ha rappresentato una campagna nata dal basso per abbattere i muri dell’isolamento e continuare a costruire in un momento di smarrimento. Uno dei principali problemi del distanziamento sociale, infatti, è stata la ripercussione sull’attività formativa, educativa e culturale. Gli strumenti digitali, la rete, usata in maniera consapevole, hanno consentito di mettere in connessione i giovani, partendo proprio dalla community di Giffoni, per cercare di dare supporto e fiducia a migliaia di persone costrette a stare a casa. 

Per 60 giorni, con cadenza quotidiana, sul sito web e su tutti i canali social ufficiali sono stati proposti talk per fornire spunti di riflessione e anche occasioni di svago ai ragazzi, dai più piccoli fino agli adolescenti, e ai loro genitori. Attori, politici, operatori culturali, sociali e turistici, esponenti del mondo ecclesiastico, rappresentanti della giustizia italiana, ma anche giovani collegati dalle loro stanze sparse in tutta Italia: quello tracciato è stato un filo diretto che non ha mai smesso di collegare la società che esisteva prima del 10 marzo 2020 con quella in evoluzione. Un modo per non perdere la fiducia e continuare a camminare, seppure in mezzo alla tempesta. 

Si conclude oggi questo lungo progetto, costruito in 60 giorni di attività e impegno costante, oggi voglio dirvi grazie - commenta il direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi - dal 10 marzo abbiamo parlato a tanti, ragazzi ragazze, genitori e famiglie. Siamo partiti da un alert, dal dovere di condividere con voi questo momento di smarrimento e paura. Da questo periodo siamo usciti tutti diversi. Dal primo momento ho voluto ragionare con voi senza spot, promuove e proporre, coinvolgere personaggi che potevano spiegarci meglio questo percorso. La mia prima missione è stata quella di stare con voi e non mi sono chiesto chi poteva seguirci. Ero consapevole che, dopo i primi 15 giorni, dovevamo iniziare una fase nuova: da qui abbiamo impostato un’altra attività, portando dentro delle tematiche che potessero permetterci di pensare al dopo, a ricostruire. Molti altri festival europei si sono attivati per dare un segnale, ma Giffoni è diverso: ha una grande community che ha permesso la nascita di numerose iniziative ben precise. Si pensi al cineforum, a tutti i nostri hub, da San Donà a Cittanova, che hanno coinvolto il territorio in tantissimi progetti. Non abbiamo parlato solo di cinema e cultura, non abbiamo programmato solo delle conversazioni con i soliti noti, ma abbiamo voluto rendere protagonisti voi giffoners. Siamo stati tra i pochi in Europa a fare questo lavoro. Vi abbiamo raccontato da persone comuni a persone comuni: un appello a cui tanti hanno risposto”.

Non è un caso che nell’immagine dell’edizione 2020 del festival di Giffoni ci sia sullo sfondo la Scuola di Atene di Raffaello. Massimo esempio rinascimentale della celebrazione del sapere umano, della fede nel suo intelletto e nella sua creatività orientata al bello e alla grandezza.

In tempi non sospetti, quando ancora era sbiadito il pericolo alle nostre porte - continua Gubitosi - abbiamo deciso di puntare, fin dall’immagine ufficiale, sull’uomo e sul travaso delle conoscenze, sul dialogo, sulla comunicazione, sulla ricerca del “vero” attraverso la parola (ovvero la filosofia). Temi presenti con armonico caos nell’affresco di Raffaello. E noi sin dai primi giorni della quarantena abbiamo fatto scuola. Abbiamo spalancato un canale di comunicazione con la nostra community che ha stabilito un enorme flusso di esperienze condivise tra noi e chi ci ha seguito con attenzione, con interesse, spesso con devozione. La macchina produttiva di Giffoni - aggiunge - ha lavorato a pieno regime, superando (sempre nel rispetto assoluto delle norme) le difficoltà contingenti per allestire una mole di narrazioni che ha avuto pochi eguali nella pur poderosa generazione di contenuti durante la quarantena”.

Quello che ha contraddistinto la produzione è stato il dialogo. Uno scambio vero, capace di una diversificazione da autentico palinsesto, policromo per i toni utilizzati (interventi drammatici, ironici, commoventi, informativi), sempre vario per gli interlocutori coinvolti e impressionante per i numeri che ha totalizzato (pur senza mai ricercarli o inseguirli).

“Noi non ci arroghiamo - dice Gubitosi - la presunzione di dare una motivazione per spiegare perché a differenza di altri noi abbiamo percorso questa strada, fatta di lavoro incessante e di sforzo creativo, di enormi energie investite pur nel momento non felice che invitava alla depressione più che all’espressione. Ci siamo fatti solo delle domande. Quale altro evento avrebbe potuto produrre un exploit del genere? Quale altra manifestazione è rimasta sempre “aperta nella chiusura”, ogni giorno, continuativamente, senza mai fermarsi, nemmeno davanti ai giorni festivi, come abbiamo fatto noi? In che modo avrebbero potuto farlo? A chi, a quale pubblico avrebbero dovuto aprire i propri canali? La risposta risiede, forse, non in una cattiva volontà degli altri, bensì in una impossibilità strutturale. In un deficit genetico che si può riassumere in poche parole: assenza di community. Giffoni, non da ora, conta su un rapporto costante con la sua “base”. Con quello che non si può nemmeno definire “pubblico”, nel senso di massa che usufruisce più o meno passivamente dei contenuti ad essa destinati. Da noi chi ci segue si chiama “giffoner” per ribadire (attraverso il suffiso “er”) la qualità di “colui che fa giffoni”, che lo genera insieme a noi. Giffoni ha parlato non “a” piuttosto “con” i suoi ragazzi, dall’inizio della clausura alla fine della prima fase della quarantena e continuerà a farlo in forma diversa anche ora. Giffoni ai tempi del coronavirus ha fatto scuola. Ha educato. È stato imitato. Ed è stato raccontato dai principali network televisivi, stampa e web con lo stupore e l’ammirazione che si riserva a chi è capace di produrre meraviglia e utilità”.

In poco meno di due mesi sono stati imponenti i risultati raggiunti su ogni piattaforma e canale di comunicazione, confermando una forte attenzione sia da parte della stampa che dei singoli utenti: 

  • 610.000 visualizzazioni dei video sulle pagine Facebook, Instagram, Vimeo, Youtube.
  • 7,5 Milioni di visualizzazioni sulle reti Mediaset.
  • Per un totale di 8,1 milioni di visualizzazioni.
  • 227.059 minuti di visione solo su Facebook pari a quasi 4000 ore.
  • Solo su Facebook 189 post realizzati con 3.393.000 persone raggiunte e quasi 180.000 interazioni da utenti unici, con una media giornaliera di 57.000 persone raggiunte.
  • 100.000 interazioni Instagram e 120.000 utenti unici raggiunti.
  • 58000 utenti hanno visitato il sito internet www.giffonifilmfestival dal 10 Marzo al 5 Maggio.
  • 508 pubblicazioni sui principali quotidiani nazionali e locali e siti di informazione on-line che hanno commentato la campagna #GiffoniAUnMetroDaTe.

La forza della community di Giffoni mi ha emozionato - conclude Gubitosi - i numeri quasi mi spaventano, ma sono la sintesi dell’amore e del rispetto che si ha per la nostra realtà. Questo periodo rimarrà nel mio cuore e nella storia del festival”.

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