Lunedì, 24 Febbraio 2020 10:10

Oggi su "Il Mattino" l'intervento del direttore Gubitosi: il dovere di sognare al tempo del Coronavirus

Pubblicato sull'edizione nazionale odierna de "Il Mattino" un intervento a firma del fondatore e direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi, dal titolo "Il dovere di sognare al tempo del coronavirus". Si tratta di una riflessione dedicata ai temi di dolorsa attualità che in questi giorni, coinvolgendo purtroppo anche il nostro Paese, stanno tenendo l'opinione pubblica mondiale con il fiato sospeso. Ecco di seguito il testo dell'intervento pubblicato stamane: 

"Stanotte ho fatto un sogno strano. Ero un ricercatore. Uno di quei cervelloni da laboratorio che trascorrono le loro giornate con lo sguardo fisso al microscopio. Cercando un antidoto come un cercatore d'oro. Ero un ricercatore di quelli che stanno provando a sconfiggere il coronavirus e mettere finalmente a morte questa pandemia cosi dolorosa e così subdola. Che proprio in queste ore è arrivata anche in Italia con il suo carico di paura ed insicurezza, in un andirivieni di dati, fake news, allarmi scongiurati o, purtroppo, confermati. Ero un ricercatore non precario. E sapete perché? Perché questa volta la comunità internazionale, nel mio sogno, aveva deciso di mettere provette nei cannoni. Per la prima volta gli Stati avevano deciso di dare vita ad un fondo internazionale per mettere insieme i migliori cervelli e finanziare così la ricerca. In maniera finalmente stabile. Perché il contagio potesse essere bloccato quanto prima. Nel mio sogno si lavorava di gran lena nei laboratori, in un bellissimo melting pot di lingue e culture... Mi è venuta in mente la storia del giovanissimo Domenico Benvenuto, il ricercatore che ha isolato il Dna del Coronavirus, allevato alla scuola di Giffoni, giurato per sette edizioni, figlio di questa terra, orgoglio del nostro Sud. Poi mi sono svegliato. Il sogno era svanito. E quel sapore di speranza ha lasciato spazio al realismo di questi giorni così duri per tutti. Così duri per le potenze mondiali messe in ginocchio da un virus. Così duri per i mercati mortalmente scossi da una congiuntura economica difficilissima. Così duri per le nostre comunità messe alla prova di fronte a paure ancestrali. Avviando una riflessione che ora voglio condividere con voi, mi sono detto che il coronavirus è lo specchio dei nostri tempi. Ma cos'è accaduto in questi ultimi vent'anni nel mondo? Abbiamo affrontato una guerra non ancora vinta. Quella al terrorismo, cominciata dall'attacco alle Torri Gemelle. Contro chi abbiamo combattuto? Contro singoli individui che si muovevano e si muovono in clandestinità. Si è esaurito il concetto della guerra che mina i confini nazionali. Oggi abbiamo una guerra trasversale alle nazioni, animata dalla cecità di singoli. Eppure, gli Stati continuano ad armarsi. Non si è mai interrotta la corsa agli armamenti. Quando poi le guerre oggi si fanno in rete, si dichiarano via web, si vincono o perdono online. Crediamo di aver guadagnato l'invincibilità e poi ci scopriamo fragilissimi per un virus che mette in gi nocchio il mondo. In questo scenario apocalittico non voglio cedere il passo alla resa. E così torno al mio sogno. È sui volti puliti di queste donne e di questi uomini innamorati della scienza che luccica quello spiraglio di speranza che abbiamo il dovere di coltivare sempre. Allora penso: e se non fosse un sogno? Ogni anno la comunità internazionale impiega oltre duemila miliardi di euro per le armi. E mi chiedo davvero: per combattere quale guerra ci si arma? Sono i virus che ci dichiarano guerra. Sono i disastri ambientali che mettono in pericolo i nostri confini come eserciti silenti ma pericolosissimi. Come reagiamo di fronte a tutto questo? Ci vorrebbero accordi, parole di pace e di unità per l'ambiente, per la sicurezza mondiale. Si potrebbe pensare di impiegare la metà di queste risorse oggi utilizzate per le armi per fare altro, per attivare strumenti per la ricerca, per il welfare, per il benessere collettivo? Credo di sì. Vale per tutti i Paesi del mondo, vale per l'Italia. Investire sugli edifici scolastici finalmente sicuri, attivare un maxi programma per contrastare il dissesto idrogeologico, potenziare la diffusione delle energie alternative. Questo mi aspetterei dal mio Paese. Una sanità degna di questo nome, una dotazione infrastnitturale moderna e al passo con i tempi, soprattutto al Sud. E, ancora, un'azione incisiva di sostegno alla natalità, attraverso un fondo del valore di quindici miliardi di euro all'anno, per tré anni, destinato alle giovani coppie, alle famiglie, per contrastare il calo demografico o lo spopolamento delle aree interne. Questo mi aspetterei dal mio Paese. Questo dovrebbe fare l'Italia per darsi l'opportunità di rinascere. E allora vorrei sognare, stavolta sì, ma ad occhi aperti: sognare un mondo diverso che non si lasci mettere al tappeto da un virus. È questo che vorrei, come una favola che diventa realtà: vedere i giovani occuparsi di servizi civili, vedere un'umanità che si riappropria della propria coscienza. Perché è quello che queste pandemie fanno, al di là delle tante, troppe vittime: ci rubano le coscienze, ammazzano la nostra voglia di sperare. Questo non lo possiamo consentire. Dobbiamo combattere per i nostri sogni. Proprio come questo sogno strano che ho fatto stanotte. E chissà che un giorno o l'altro non diventi una bella realtà. Io ci credo". 

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