Martedì, 12 Novembre 2019 12:08

Cultura in Campania, perché la sfida si può vincere: su “Il Mattino” l’editoriale del direttore Gubitosi

Pubblicato oggi, sulle pagine nazionali de “Il Mattino”, un editoriale a firma del direttore di Giffoni Opportunity, Claudio Gubitosi dal titolo “Cultura in Campania, perché la sfida si può vincere”. Di seguito la versione integrale:

Intervengo sugli Stati Generali della Cultura che si sono svolti a Napoli il 21 e 22 ottobre. Ho lasciato che le immagini sedimentassero nella mia memoria e ho avviato in questi giorni una sorta di dialogo con me stesso nel quale ho voluto essere altare e contraltare, parte e controparte. Ho voluto maturare un pensiero che fosse sgombro da qualsiasi condizionamento, scevro da pregiudizi, distante da posizioni precostituite. Sono davvero libero? Sono libero di esprimere il mio pensiero, senza censure e autocensure e senza per questo finire nel novero degli amici o dei nemici, dei buoni o dei cattivi? Sono partito da questo interrogativo. E, nel pieno e totale rispetto della libertà altrui, come da sempre faccio, ho ritenuto necessario esprimere il mio pensiero. Mi sono fatto tante domande e ho provato a darmi qualche risposta.

Il tema: a cosa sono serviti gli Stati Generali della Cultura che la Regione Campania ha voluto promuovere in un luogo d’eccezione e con un apprezzabile sforzo organizzativo? A primo acchito direi a ritrovarsi, a gettare semi fecondi per dare vita ad un dialogo, ad un confronto. Era davvero questo l’obiettivo che da Palazzo Santa Lucia volevano centrare? Non lo so, ma a me è sembrata una buona occasione per riempire un vuoto che avremmo dovuto colmare noi stessi operatori della cultura riunendoci almeno una volta l’anno.

Ora, però, dobbiamo evitare che finisca nel cassetto spesso traboccante delle occasioni perdute. Il mio schema mentale, quello che mi ha consentito di raggiungere risultati che non avrei potuto nemmeno immaginare, si basa su tre assi: il prima, il durante ed il dopo. Dopo che succede? Dopo le parole così appassionate del Presidente Vincenzo De Luca che succede? Dopo quella dichiarazione d’amore così potente ed evocativa del Ministro Franceschini che succede? Ecco, perché c’è sempre un dopo e noi siamo bravissimi a perdercelo questo dopo, a non dare seguito alle nostre buone intenzioni, a non avere quella disciplina e quel rigore fondamentali per far davvero germogliare i semi di questo confronto che appare così necessario.

Si poteva fare prima? Probabilmente sì, si doveva fare prima. Ma di finire nella schiera dei malpancisti non mi va. Rispetto, perciò, la libertà della Regione Campania di aver promosso l’evento proprio in questo momento e comunque prima dell’approvazione della nuova legge di bilancio regionale. Mi piace, perciò, cogliere il buono di questa idea senza però prestare il fianco a letture strumentali che abbiano a che fare con più o meno imminenti scadenze elettorali. Sento di potermelo permettere. Io sono il testimone di un’idea nata cinquant’anni fa, un’idea che ha consentito alla Campania di fare il giro del mondo, un’idea che è diventata il player principale a livello internazionale per il suo target e nel suo campo d’azione, un’idea che vive e continuerà a vivere al di là delle contingenze. Un’idea, però, che non è indifferente alla politica. O meglio alle politiche culturali.

E lì, nel bellissimo Teatrino di Corte del Palazzo Reale ho respirato, forse per la prima volta, il gusto pieno di un indirizzo culturale che proveniva dalla mia regione, dalla Campania, dalla mia terra che ho servito e che mi ha nutrito di bellezza. Ho vissuto come una sinestesia che metteva insieme l’udito di parole potenti, la vista per una visione così completa, il gusto di un’appartenenza di cui andare fieri. In quelle file c’era la Campania delle idee, della conoscenza e della curiosità che si fa innovazione. Nella mia vita ho partecipato a migliaia di convegni, ma in questa occasione ho avvertito qualcosa di diverso che voglio esprimere. Ho vissuto un’immersione in una sorta di “scienza della cultura” perché erano presenti le persone giuste al posto giusto che con parole giuste hanno dato una loro personale visione della nostra società, della direzione in cui deve andare. Una visione che prova a far emergere una realtà spesso nascosta, ma che ha grandi capacità inespresse. Faccio riferimento alla nostra arte, ai nostri splendidi musei, ai nostri siti archeologici, alle nostre Università così avanzate in termini di ricerca e di sapere, a tutti i tesori e le idee di queste cinque splendide province che compongono la Regione Campania. A volte tutto questo viene come appiattito dalla routine e da una specie di difetto-dramma, quello di immaginare di sapere. Non è così. Non dobbiamo lasciarci prendere da una tendenza autolesionistica e quasi rabbiosa ad indebolire, a sminuire le nostre capacità. Sono perciò libero di sollevare uno stupore, perché sono stato felice di esserci, ho ricevuto benessere. Ho ascoltato con piacere gli interventi e le parole, a cominciare da quelle pronunciate dal Presidente De Luca che mi ha attratto per la lucidità e l'intensità. E come non citare, tra i tanti, l'opera omnia di Domenico De Masi. Conosco bene il professore, ma a Napoli era ancora più ispirato e ha catturato l'attenzione di tutti. E poi la concreta esperienza che abbiamo toccato con mano grazie a Carlo Borgomeo con la sua Fondazione con il Sud.

Nei tavoli di lavoro è stata evidenziata da tutti l’assenza di un Assessore regionale alla Cultura. Io cosa penso? Che quanto vale per il Governo nazionale, dove spesso un Ministro ai Beni Culturali viene considerato di serie B, in una posizione ornamentale ed ancillare, in Campania si è spesso registrato lo stesso atteggiamento snobistico verso gli Assessori alla cultura. Il governatore De Luca certamente ha tutto il carisma e una capacità di lettura complessiva, non solo a livello politico. Lo dimostrano i significativi investimenti dedicati alla cultura portati avanti in questi anni dalla Regione Campania con molta più forza rispetto ad altre regioni d’Italia. Occorre, però, anche una continua interlocuzione e una forte presenza fisica, nel momento in cui le linee di indirizzo sono state delineate dallo stesso Presidente con strategia e visione. Che De Luca conservi la delega non è un problema, anzi, può risultare un’opportunità. Ma servirebbe al suo fianco un’altra personalità complessa, un manager con una capacità critica e di visione che lo affianchi? Probabilmente sì, sarebbe necessario anche solo per avere un’interlocuzione più serrata con Palazzo Santa Lucia.

Il presidente De Luca, dal palco del Palazzo Reale, è stato molto chiaro e ha chiesto a noi, agli operatori della cultura, ai manager dell’arte, ai produttori, agli autori, ai demiurghi dell’entertainment campano, ai rettori e ai docenti delle nostre Università e alla ricchezza delle tante espressioni e diversità culturali presenti, di metterci al servizio della nostra regione, di dare una mano, di aiutare la Campania ad essere ancora più viva dal punto di vista culturale, ancora più geniale e potente, sempre più al passo con i tempi, ancora una volta pioniera e all’avanguardia nel coniugare ispirazione artistica ed innovazione. Con un obiettivo ambiziosissimo: fare della cultura – nella sua accezione più ampia possibile - un sistema produttivo vero e proprio che crei reddito e determini occupazione.

E su questo mi sento di dire che la Campania, con quella sua attitudine a produrre contaminazioni, a giocare sui contrasti, a trarre le regole dalle eccezioni, non è seconda a nessuno. Per fare tutto ciò bisogna però colmare con decisione le varie e contraddittorie lacune. Possiamo permetterci finalmente una programmazione che all'inizio dell'anno sia al servizio di tutti, campani, italiani e pubblico internazionale? Da anni se ne parla, ma nulla è stato fatto. Possiamo permetterci, almeno per i grandi eventi, un programma proiettato nei prossimi cinque anni? Credo di sì. Possiamo liberare più risorse per la Campania Film Commission e renderla più competitiva sul piano nazionale e internazionale? La programmazione quindi è la principale porta di accesso per raggiungere traguardi ed obiettivi.

Aiutare la Campania? Si può e si deve. Giffoni è il paradigma di una storia tutta italiana, tutta campana. Non potevamo arrivare dove siamo senza il sostegno convinto da parte della Regione Campania fin dagli anni ‘70. Oggi siamo cresciuti e ci sentiamo in dovere di dare tutto il nostro apporto per lo sviluppo della nostra terra. Oggi ci viene chiesto di valorizzare il passato, di guardare il presente con attenzione e di determinare così il futuro. Lo facciamo da sempre, da quando nemmeno diciottenne – cinquant’anni fa - ho intrapreso questo cammino chiamato Giffoni.

Noi facciamo la nostra parte e la Regione Campania deve fare la sua. Vogliamo, perciò, essere giudicati per la qualità delle idee che esprimiamo, per la forza dei progetti che siamo in grado di scrivere. Ma vogliamo prima essere realmente ascoltati e poi valutati. In questo senso vorremmo offrire il nostro know-how ai livelli dirigenziali regionali che sono evidentemente in affanno. Non crocifiggiamo nessuno, comprendiamo le difficoltà. In questo senso l’introduzione di Quota 100 ha contribuito a rendere il quadro ancora più complesso. Negli uffici regionali, in tutti gli ambiti, c’è una evidente carenza di personale. A questo proposito sarebbe davvero auspicabile l’ingresso in ruolo di giovani. Ne abbiamo tanti, di bravi e opportunamente formati e specializzati. Sarebbero lievito per far crescere ancora di più la Regione Campania. Serve, perciò, un’alleanza tra la Regione ed il sistema culturale perché troppe volte registriamo confusioni, omissioni, sovrapposizioni dovute al fatto che alla politica manca un quadro chiaro di ciò che programma e quindi di ciò che finanzia. Turismo e cultura devono essere una cosa sola.

Capita a volte che gli eventi sovvenzionati dal turismo non siano inclusi nelle attività finanziate dalla cultura e viceversa. Un danno enorme e un disorientamento generale.

Questo approccio va rivisto così come vanno riviste le regole di gestione dei finanziamenti. Abbiamo, perciò, bisogno che ci sia una maggiore corrispondenza tra le nostre esigenze e le attuali disposizioni regionali che a volte sono in contrasto con i tempi necessari per organizzare, promuovere e gestire gli eventi.

Noi, e molti altri come noi, siamo azienda e vogliamo essere percepiti come un’azienda. Facciamo impresa e secondo criteri imprenditoriali vogliamo essere valutati. Come un’azienda culturale - e tante ce ne sono in Campania - che produce idee, crea sviluppo, che determina condizioni di cambiamento e crescita, che contribuisce a migliorare la Campania, a renderla sempre più al passo con i tempi, sempre più creativa, sempre più innovativa.

I dati diffusi nei giorni scorsi da Svimez ci restituiscono un quadro non confortante e un futuro grigio tendente al nero. Questo ci fa capire, anche e soprattutto a noi che ci occupiamo di cultura, che non c’è tempo da perdere. E che non possiamo permetterci il lusso di smarrire quelli che sono i nostri obiettivi strategici: rinnovare l’offerta culturale, migliorarla, renderla continuativa, espanderla, destagionalizzarla e proiettarla così sul piano nazionale ed internazionale con lo sguardo sempre proteso verso la ricaduta economica, i livelli occupazionali, il sistema produttivo.

Largo ai giovani. Lavoro ai giovani. Spazio ai temerari e ai visionari. Non dobbiamo avere paura di eventuali equilibri che possono incrinarsi. È il più naturale dei segni della nostra esistenza: mutare, cambiare, vestirsi di colori diversi. Le nostre Università ci danno l'opportunità di avere una bella gioventù che vuole solo essere messa alla prova. Anche sbagliando. Con gli errori si cresce.

Al Palazzo Reale di Napoli abbiamo ricevuto un indirizzo. Abbiamo il dovere di seguirlo e di implementare strategie finalizzate a questo. Come si fa con una missione da portare a termine. Il nostro compito è quello di fare della Campania davvero la regione più creativa d’Europa. Dopo i buoni propositi, passiamo ai fatti. Il mio convincimento più forte è che abbiamo cuore e cervello per farcela".

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