Si chiama “La Tribù delle luci” ed è il nuovo cortometraggio del Gruppo Iren realizzato in collaborazione con il Giffoni Film Festival, nell’ambito del programma di Giffoni Innovation Hub. Al centro c’è tema delle comunità energetiche. Non solo: è proprio il concetto di comunità che c’è alla base anche del processo creativo coordinato da Eduiren, il settore educational del Gruppo Iren: per la realizzazione del cortometraggio, infatti, Iren ha coinvolto sei giovani sceneggiatori under 30, che hanno lavorato alla scrittura del soggetto e poi alla stesura della sceneggiatura. Fra questi è stato scelto il lavoro realizzato da Mattia Borgonovo, affidato poi alla regista Viola Folador.A presentare il cortometraggio ai giffoner della Impact! diversi esponenti del Gruppo Iren: Francesco Castellone, direttore comunicazione e relazioni esterne; Artuto Bertoldi, responsabile Eduiren - Educazione alla sostenibilità; Oreste D’Addese, responsabile del progetto Comunità energetiche.
“È il terzo anno che torniamo come Iren a Giffoni – spiega Castellone - perché crediamo che il linguaggio cinematografico sia educativo”. Per completare la trilogia, “quest’anno si parla di energia”. Del resto, “stanno arrivando nuovi modelli di produzione di energia più sostenibili economicamente. La comunità energetica è una di quelli”. E aggiunge: “Come Iren stiamo facendo divulgazione, stiamo cercando di spiegare come cambierà il modello di produzione dell’energia. Dobbiamo far capire che dietro c’è un interesse per tutti, perché porta un beneficio a tutti”.
A fargli eco è Bertoldi: “Ci piace fare rete. La comunità è una metafora di quello che può servire alla sostenibilità. Pensare di vincere da soli non è possibile”, dice. E ancora: “Abbiamo sempre cercato di raccontare le cose attraverso dati sicuri ma anche attraverso le emozioni”, così come accade nel cortometraggio. Realizzato, appunto, sulla base del più ampio concetto di comunità: Non solo: “Il corto è anche un modo per far vedere che certe cose si possono fare. Bisogna avere la voglia di farle”, proprio come insegna il piccolo protagonista, la cui figura si ispira a quella de Il Barone rampante.
A spiegare la decisione di puntare sul tema delle comunità energetiche è Oreste D’Addese: “Si parla tanto di comunità energetiche, e ancora di più in questo periodo perché – dichiara - stiamo aspettando da un anno un decreto che conterrà un ampliamento delle possibilità rispetto a esse. Anche aziende più strutturate come Iren iniziano a vedere possibilità di business sulle comunità energetiche”. L’ingegnere racconta che “a oggi, ci sono pochissime comunità energetiche in Italia, una cinquantina, e si tratta di piccole comunità energetiche”. Tuttavia, “a nostro avviso – sottolinea - le comunità rappresentano il futuro”. D’Addese spiega anche che “il concetto di comunità energetica è fatto proprio per i piccoli centri perché è lì che il senso di comunità è maggiore”. Ma “siccome portano benefici anche economici”, aggiunge, “ci potrebbe essere un flusso economico che dai grossi centri, dove è più complesso realizzare comunità energetiche, va alle periferie”. Diverso il concetto per luoghi del continente Africano a cui gioverebbe la creazione di comunità energetiche: “In Africa il problema sono le infrastrutture”, così come una scarsa richiesta di energia che non renderebbe sostenibile un investimento importante. “Purtroppo – aggiunge - ci deve essere anche un ritorno economico”. Eppure, un progetto c’è: “Come Iren – aggiunge Bertoldi - abbiamo in piedi un progetto in Africa, in Mozambico, a Pemba”. Il punto, infatti, non sono solo le infrastrutture, ma anche la cultura: “Dove andremo c’è la guerra ma c’è anche un assessore all’ambiente che punta sulla raccolta differenziata”.
In sala anche la regista Viola Falador, che racconta della “sfida di raccontare dal punto di vista del bambino” e, al tempo stesso, della non difficoltà di affrontare la tematica ambientale, ormai sempre più parte del dibattito contemporaneo. Per Borgonovo, “la cosa interessante” è piuttosto il modo di gestire il tema: “Il rischio è di andare sempre un po’ sul didascalico e sul pedante”. Quanto al tema in sé, infatti, lo sceneggiatore è convinto che “sarà sempre più presente in modo automatico nel cinema”.

