Martedì, 29 Dicembre 2020 22:08

17 BLOCKS: a Gex Doc il racconto di due decenni di speranza, amore, perdita e accettazione

Se vogliamo che il mondo cambi, sta a noi fare in modo che ciò accada: la sezione Gex Doc si chiude con il regista vincitore di un Emmy Award per il film MEDORA, Davy Rothbart, che a Giffoni ha presentato 17 BLOCKS (Stati Uniti). Due decenni di intimi home video per narrare la storia della famiglia Sanford, piena di lotte ma anche di speranza. Nel 1999, un bambino di nove anni, Emmanuel Sanford-Durant, e la sua famiglia di Washington, DC hanno iniziato a filmare la loro vita quotidiana nel quartiere più pericoloso d'America, a soli 17 isolati dall'edificio del Campidoglio degli Stati Uniti. Realizzato in una collaborazione unica con il regista e giornalista Davy Rothbart, il film si concentra su quattro generazioni della famiglia Sanford, tra cui Emmanuel, uno studente promettente, suo fratello Smurf (Puffo), uno spacciatore locale, sua sorella Denice, un'aspirante poliziotta e sua madre Cheryl. Nell'arco di due decenni, 17 BLOCKS rivela l’attuale crisi di una nazione attraverso la saga cruda, emozionante e profondamente personale di una famiglia.

"Era la fine degli anni ’90 e giocando a basket vicino al mio appartamento nel sud-est di Washington, DC, ho stretto amicizia con un adolescente di nome Smurf, che aveva 15 anni, e con suo fratello minore Emmanuel, che ne aveva 9 - racconta il regista - man mano che la nostra amicizia è cresciuta, ho conosciuto la loro mamma, Cheryl Sanford e la loro sorella dodicenne Denice. Emmanuel era interessato al cinema. Gli ho insegnato come usare la mia piccola videocamera portatile e ho iniziato a lasciargliela durante la notte e nei fine settimana. Emmanuel ha condiviso con me i filmati che lui e i suoi fratelli hanno iniziato a girare: momenti familiari incredibilmente grezzi e intimi e scorci intriganti di personaggi di tutto il quartiere”.

E continua: “Abbiamo vagato per il quartiere, filmando insieme e parlando della vita. Man mano che mi avvicinavo a Cheryl, Smurf e Denice, loro hanno iniziato a condividere con me le loro lotte, le speranze e i sogni, spesso davanti alla telecamera - spiega - poi, alla vigilia di Capodanno, la tragedia ha colpito la famiglia Sanford. La violenza armata, da sempre una costante nel loro vicinato, ha fatto irruzione nelle loro vite con conseguenze orrende e strazianti. Sono volato a Washington il giorno successivo per aiutare in ogni modo possibile, e Cheryl mi ha accolto con una domanda: ‘Dov'è la tua videocamera? Nel nostro quartiere vengono uccise così tante persone con armi da fuoco’, mi ha detto, ‘ma nessuna ha avuto tutta la sua vita documentata in modo così completo come la mia famiglia’. In qualche modo, anche nel mezzo del suo dolore, Cheryl ha avuto la saggezza e la prospettiva per capire il valore e l'importanza che la storia della sua famiglia avrebbe potuto avere un giorno. Anche se i Sanford attraversavano una perdita devastante, abbiamo continuato a filmare, seguendo ogni momento in tutta la sua lacerante tristezza”.

Un viaggio d’amore, perdita e accettazione: “La nostra speranza è che chiunque guardi il film avverta la necessità di rendere il mondo un posto migliore per i cittadini più vulnerabili del nostro paese - aggiunge - combattendo per rendere più sicure le nostre comunità più pericolose e cercando il modo per interagire con le persone che ci vivono, coltivando connessioni, stringendo amicizie, scoprendo obiettivi condivisi e stimolando creatività e senso di meraviglia."

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