Martedì, 29 Dicembre 2020 14:30

SUMMER REBELS, storia di un’estate indimenticabile

Una storia di amicizia ma anche un romanzo di formazione, il racconto di due adolescenti che si ritrovano cresciuti e più consapevoli dopo le vacanze estive. E’ questo il senso di Summer Rebels, film in concorso per la categoria Elements +10, primo lungometraggio firmato dalla regista Martina Sakova, interessante coproduzione tedesco-slovacca, con due giovanissimi attori al loro esordio, almeno come protagonisti di un film.

Vacanze estive. Jonas, 11 anni, fa le valigie e parte, da solo, per raggiungere il simpatico nonno Bernard in Slovacchia. Quando arriva però, tutto sembra essere come sempre, solo il nonno è cambiato. Senza una moglie e senza un lavoro, il vecchio ferroviere non è dell’umore migliore. Insieme con Alex, che diventa presto la sua migliore amica, sviluppa una serie di pericolose buone idee. Le conseguenze si faranno presto sentire. E’ questo il canovaccio del film che ha emozionato e divertito i jurors che, coetanei dei protagonisti, hanno potuto immedesimarsi e vivere sul grande schermo emozioni di tutti i giorni, il desiderio di libertà di un’estate straordinaria.

Al termine della proiezione coinvolgente la Q&A, guidata da Orazio Cerino, alla quale hanno partecipato, oltre alla regista, i due protagonisti Eliáš Vyskočil, che nel film è Jonas, e Liana Pavlíkovà che interpreta Alex.

 «Summer rebels – ha scritto nelle note di regia Martina Sakova - racconta una storia di desiderio, amicizia e un paio di problemi inaspettati. Ispirandomi a frammenti dei nostri ricordi d'infanzia, ho voluto ritrarre bambini intelligenti e un nonno arguto e anticonformista in un’estate che è come un giro sulle montagne russe e che mette alla prova la loro amicizia». 

C’è tanta Europa in questo film, tanta natura che irrompe sullo schermo con forza e bellezza: «Una delle esperienze più belle – ha aggiunto incalzata dalle domande dei giurati la regista Martina Sakova – è stata la ricerca delle location. Volevamo trovare laghi e fiumi che si connettessero all’idea di una bella famiglia che si ritrova. Molte scene sono state girate in Baviera e nella Germania del Nord. Poi in Slovacchia in un luogo davvero straordinario dove natura e presenza umana si fondono in armonia».

Poi l’esperienza dei giovanissimi interpreti. Quali le loro emozioni? Cosa è stato difficile e cosa è venuto loro spontaneo?

«Interpretare questo ruolo – ha commentato Liana Pavlíková – è stato facile e difficile allo stesso tempo. Il film è stato girato due anni e questa natura da maschiaccio che emerge dal personaggio ce l’avevo allora e ce l’ho anche ora. Sono riuscita ad essere me stessa. Certo, ci sono state delle scene difficili perché interpreto un personaggio dal carattere forte, ma mi è venuto naturale farlo. Forse la scena più difficile è stata quella in cui dovevo urlare contro mia mamma. Significava urlare verso un’estranea, ma in quel momento interpretava mia mamma. La più divertente è stata la scena sott’acqua. Mi sono divertita tantissimo».

Per Eliáš Vyskočil, che interpreta Jonas, interpretare il ruolo è stato tutto sommato complesso: «L’esperienza sul set – ha detto – è stata faticosa. Però anche molto bello e molto interessante. Sono molto felice di aver fatto quest’esperienza. La scena più complicata quella del ritorno a casa. Ero in macchina con mia mamma. Ma in realtà in quella macchina ci stavamo in quattro e mi sentivo un po’ a disagio».

Prima esperienza come regista di un lungometraggio anche per Martina Sakova. Quale l’aspetto di realizzazione più complesso? Senza dubbio la preparazione: «Si tratta – ha spiegato – di una coproduzione e quindi c’è una lavorazione più articolata che però ha effetti positivi. Basta guardare alla fotografia, al montaggio o alla colonna sonora. Tutti aspetti che hanno beneficiato di questa sinergia».

Il film è un prodotto culturale mai statico, ma in continua evoluzione a seconda dello sguardo di chi assiste alla proiezione e i protagonisti come hanno vissuto il film una volta uscito in sala? Per Martina Sakova il lieto fine resta un punto fermo che non avrebbe mai cambiato: «Avrei modificato – ha aggiunto – il ritmo. Mi sembra troppo lenta la prima parte e avrei voluto forse aggiungere qualche scena in più. Un sequel? Sarebbe bellissimo». E per i due attori protagonisti? La sensazione straniante di vedersi sullo schermo: «Non mi sono riconosciuto – ha aggiunto Eliáš Vyskočil – E’ molto diverso vivere un film da attore e poi vederlo da spettatore». Esatto, ed è proprio questa la magia del cinema.

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