Mercoledì, 24 Luglio 2019 20:11

Il capo della direzione investigativa antimafia incontra i Masterclassers di Giffoni: “Non siate estranei alla lotta alla criminalità organizzata”

Con la masterclass Connect abbiamo avuto modo di incontrare lo Stato in questi giorni. L’ho detto e lo ripeto: lo Stato siamo noi. Ed è giusto conoscerlo. Oggi abbiamo il generale Giuseppe Governale, a capo della Direzione Investigativa Antimafia. Con lui ci siamo incontrati a Roma e abbiamo trovato opportunità reciproche per mettere in rete esperienze e persone. Ed eccolo qui con noi. È un momento importante per Giffoni quello che stiamo vivendo”. È così che il direttore Claudio Gubitosi introduce in Sala Blu – Grimaldi Lines il generale Governale che ha incontrato i ragazzi della masterclass Connect. Prima il direttore Governale ha avuto occasione di visitare Giffoni, la Multimedia Valley, il Village e tutti i pezzi di questo puzzle che è Giffoni. In sala la passione di un uomo che del contrasto alla criminalità organizzata ha fatto una ragione di vita, una vera e propria missione. Da siciliano, poi, questo ruolo lo carica, come lui stesso dice, di una responsabilità speciale.

Prima di iniziare l’incontro il direttore Gubitosi coglie l’occasione per salutare Giuseppe De Mita, presente in sala: “E’ stato assessore regionale al Turismo – ha detto – e abbiamo avuto modo di collaborare. E’ stato un amministratore regionale che ha dato risposte concrete a Giffoni”.

Prende la parola il generale Governale: “Grazie direttore per questa opportunità – ha detto – Gubitosi ha chiesto di presentarmi. Chi sono? Sono uno come voi. A 19 anni ho lasciato Palermo che amo più della mia vita e partivo per andare a Modena in Accademia. Era il 1978. Il 9 maggio del 1978 uccisero Aldo Moro. L’anno dopo fu un anno drammatico con tanti morti ammazzati. Io ero spaesato. Volevo fare una scelta, volevo fare qualcosa per il prossimo. Fare il carabiniere non è un mestiere. Devi sentire qualcosa dentro. E così è stato. Ho prestato servizio in Lombardia, in Emilia Romagna, Toscana, Lazio, Campania e poi sono arrivato in Sicilia. Ho una moglie di Lecce e tre figli. E sono ancora entusiasta di quello che faccio. L’entusiasmo non lo perdete mai”. Ecco il primo monito ai ragazzi in sala. Ne seguiranno tanti altri nel corso dell’incontro. Tutti accorati, appassionati, sinceri: “Quante litanie contro lo Stato... – continua il generale Governale – Chiudete gli occhi quando le sentite. Lo Stato non è altro che una famiglia allargata. Le cose non vanno sempre bene, ma chiedetevi: cosa faccio io per il mio Stato? Falcone è stato vituperato, se n’è dovuto scappare da Palermo e ora è osannato. Falcone ha avuto la forza di fare il suo dovere fino in fondo. Non lo chiamate eroe. Falcone è stato uno che ha fatto il suo dovere meglio che poteva”.

La questione per il generale Governale non è burocratica, tecnica, è tutta culturale: “Sono stato in tante scuole quest’anno. Perché è sempre vera l’affermazione di Gesualdo Bufalino secondo la quale la mafia sarà vinta da un esercito di maestri elementari. Perché quello della mafia è un problema terribilmente serio. Certo, abbiamo fatto passi da gigante perché fino agli anni ‘80 si diceva che la mafia non esisteva”.

Lo ripeterà tante volte nel corso del suo intervento: la lotta alla mafia è un problema maledettamente serio, maledettamente complesso.

Lungo l’excursus storico, con lettura di testimonianze, per dimostrare come per un lunghissimo periodo dell’Italia repubblicana si è negata l’esistenza della mafia intesa come fenomeno organizzato, come espressione di criminalità che di fatto rappresentava l’antistato: “La mafia – ha ribadito Governale -  era un sentimento, ma non esisteva. Il tempo è passato e dopo le stragi e dopo lo staordinario riflesso che quel periodo ha avuto sull’opinione pubblica, i riflettori si sono accesi. Dopo venticinque anni hanno compreso che sparare non conviene ed infatti non sparano più perché sparare significa alzare il livello di attenzione e intanto fanno ciò che davvero interessa, fanno gli affari. Oggi è in atto un’avanzata silenziosa. Ora siamo passati all’eccesso opposto: credere che la mafia sia un fenomeno di criminalità organizzata, un fatto tutto tecnico. Non è cosi, le mafie sono organizzazioni criminali con un grande spirito di coesione, un forte senso di appartenenza, con un fortissimo spirito di gruppo. Non c’è approccio burocratico nella mafia. Lo Stato deve essere l’unico ad avere il monopolio della forza, ma così non è stato sempre. L’antistato, spesso, ha dato quelle risposte che i cittadini attendevano in maniera tempestiva e non burocratica, in maniera a volte anche più giusta delle istituzioni. Tutto questo ha alimentato quel senso di sfiducia nei confronti dello Stato”. E’ questo l’humus più adatto per l’attecchimento di una cultura, quella mafiosa appunto.

La sfiducia non serve a niente. Dobbiamo evitare di alimentarla. Dobbiamo crederci nella lotta alla mafia -  ha così concluso il generale Governale - io lo faccio per lavoro, ma gli altri non devono sentirsi estranei.  Perché quello della mafia è un mondo dove non sai quando il bianco diventa nero, ma è inframmezzato da mille tonalità di grigio. Della lotta alla mafia ho fatto la mia ginnastica di vita. Dobbiamo farlo tutti. Guardate al futuro, ma non guardate solo alla professionalità. Serve lo scudo, lo scudo delle persone perbene. Non abbiamo bisogno di eroi, ma di persone che nel loro piccolo facciano qualcosa di compatibile con il senso di cittadinanza. Vi auguro di avere successo, di essere contenti di voi stessi domani. Siate protagonisti del vostro futuro. Abbiate la forza di andare avanti anche quando sarete in difficoltà. Andate avanti senza piangervi addosso. Questo il mio augurio più affettuoso che sento di dare a ciascuno di voi”. 

L’incontro si chiude con lo scambio di omaggi. La Riggiola d’Arte Giffoni 2019, opera d’arte a centimetro zero, donata al generale Governale ed il simbolo della Dia al direttore Gubitosi: “E’ il simbolo della nostra istituzione – ha concluso il generale – quella voluta da Falcone, nata pochissimi mesi prima della morte di Falcone”.

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