Lunedì, 22 Luglio 2019 20:14

Domenico De Masi: “Giffoni, un microcosmo da cui può arrivare la salvezza”

“Un incontro molto speciale, prima con l’uomo che con il professore”. Perché Domenico De Masi “è preziosissimo. Mimì, solo io posso chiamarlo così, è una miniera, una fonte di ispirazione per noi”. Parola di Claudio Gubitosi.

Il direttore di Giffoni Experience introduce così l’incontro tra il sociologo e i giffoners della Masterclass Connect. Un lungo dialogo, fatto di domande e risposte, di aneddoti e pure di esercizi. Un incontro che parte con un excursus sulla storia dell’umanità per arrivare a un’analisi che passa dalla politica alla sociologia, dall’economica alla filosofia. Un incontro fatto anche di amarcord: “Alla prima edizione del festival - rivela De Masi – io c’ero”.

“In cosa consiste la società post industriale e dove stiamo andando?”. Una domanda la cui risposta inizia da lontano. “La grande evoluzione del nostro pianeta si è sviluppata in tre tappe”, spiega De Masi, che inizia con il racconto della prima tappa, “lunghissima, iniziata 5000mila anni fa in Mesopotamia con la scoperta dell’agricoltura moderna, della moneta, della scrittura, della ruota, dell’astronomia: invenzioni talmente simultanee che si sparse la voce che era stato inventato tutto quello che si poteva”, racconta il sociologo. Solo nel XII secolo d.C. arrivarono altre invenzioni, “come la bussola e la stampa”.

Poi il passaggio dall’epoca industriale “basata sulla fabbrica e sulla produzione in grandi serie di beni materiali nelle fabbriche”. Insomma, “un’epoca del consumo che dà vita anche alla società dell’alienazione e della lotta di classe”. E poi? “Siamo usciti dalla seconda guerra mondiale che eravamo società post industriale, quella in cui viviamo attualmente, centrata soprattutto sulla produzione di beni immateriali”, spiega De Masi. Che riflette: “Giffoni ha fatto il salto da agricolo a post industriale senza passare attraverso l’industria, un fatto strepitoso”. E ancora: “Gubitosi ha fatto cose strepitose, ha cambiato il volto di una regione. Il festival è il tipico prodotto post industriale con cui si può modificare una regione e la sua economia più di un’acciaieria. Con il vantaggio che cambia l’economia e migliora la testa”.

La riflessione si fa filosofica, a partire dal concetto di bisogni radicali di Agnes Heller: introspezione, gioco, amore, amicizia, bellezza, convivialità, “bisogni che non hanno bisogno di danaro”. Ma che necessitano di una ristrutturazione “del nostro rapporto tra lavoro e vita”. Il calcolo è semplice: “La produttività è data dall’efficienza, e l’efficienza è il rapporto tra la quantità di prodotto rispetto alle ore di lavoro umano che occorrono per farlo. In Italia lavoriamo il 20% in più producendo il 20% in meno”. Il paragone è con Paesi come la Germania. Perché? “Per una questione di organizzazione”, spiega il professore. E ancora: “Lavorando il più possibile, ammazzandosi di lavoro non si va da nessuna parte. La salvezza non ci può venire da Milano ma da Giffoni, un microcosmo che può fare da laboratorio”. Perché il futuro deve puntare “all’ozio creativo, studio, lavoro e gioco messi insieme”. La certezza, conclude De Masi strappando un lungo applauso ai masterclassers, è una: “Vi lasciamo in eredità un mondo che è la fine del mondo”.

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