Domenica, 21 Luglio 2019 19:11

MY NAME IS SARA, TOO FAR AWAY, GOLDIE e BRUCE LEE AND THE OUTLAW: tra applausi e sorrisi i film in concorso continuano a stupire i jurors

Tante le emozioni che hanno caratterizzato la terza giornata della 49esima edizione del Festival: stupore, felicità e meraviglia per le proiezioni dei lungometraggi in concorso. La storia di una tredicenne polacca e della sua famiglia sterminata dai nazisti nel settembre del 1942 al centro di MY NAME IS SARA di Steven Oritt. Il film ha coinvolto i Generator +13 in un viaggio introspettivo e sensibile. “Mi sono ispirata a un’intervista che testimoniava la storia di Sara, non riuscivo a credere ai miei occhi – ha raccontato il regista ai giffoners - Sembrava un film già scritto, che aspettava solo di essere raccontato”. La fuga, il mistero, una finta identità e una vita vissuta a metà fanno da filo conduttore dell’opera. “Mi sono emozionato, qui a Giffoni ho trovato spettatori coscienti e attenti – ha continuato Steven Oritt - Tutte le vostre domande sono la testimonianza che siete rimasti nella vostra poltrona a guardare con attenzione ogni singola scena, avete seguito con gli occhi ma soprattutto con il cuore le vicende di Sara. Avete toccato con mano tutti i punti fondamentali di questo viaggio che ha dell’incredibile e io sono felice di averla affidato a voi”.

È un racconto, sensibile e profondo, TOO FAR AWAY: l’incontro tra il piccolo protagonista e un rifugiato siriano in cui la competizione e l’ostilità si mescolano al desiderio di ritrovarsi più simili che mai. “Quello dell’emigrazione è un tema attuale in Italia, così come in Germania, e ho sentito forte la necessità di riportarlo sullo schermo - ha spiegato la regista Sarah Winkenstette, presente in Sala insieme ai giurati - Qui l’atmosfera è pura, c’è un audience genuino. Questo Festival è uno dei più belli che abbia mai visto”. Accanto a lei anche i protagonisti del film, giovanissimi proprio come i giffoners che li hanno accolti tra applausi e domande: “Giffoni è un mondo incantato - hanno raccontato Yoran Leicher e Sobhi Awad -.Siamo stati accolti come delle star, siamo incantati da questa bellezza che regna ovunque”.

Applausi e apprezzamenti anche per GOLDIE, che ha coinvolto i Generator +16 con una storia profonda e drammatica. “Che magia guardare questo film insieme a voi – ha commentato subito il regista Sam de Jong - Attraverso le vostre domande precise e dettagliate, sono riuscito a scoprire il film guardandolo da un altro punto di vista. Tutte queste culture che interagiscono è una forte dimostrazione di libertà”. Un incontro speciale quello con #Giffoni2019 che in questa edizione celebra l’aria, tema particolarmente caro al regista e alla sua opera: “L’aria è il senso della vita e come avete potuto vedere a Goldie mancherà spesso l’ossigeno - ha continuato Sam de Jong - Oggi guardandovi da qui vorrei ricordare ad ognuno di voi che dovete correre liberi nel Mondo alla ricerca del vostro spazio, non permettete mai a nessuno di imporvi quello che non vi rende felice e che non riesce a mettervi a vostro agio”.

Per la categoria GEX DOC, il documentario BRUCE LEE AND THE OUTLAW di Joost Vanderbrug ha visto in un confronto partecipato e coinvolgente i genitori dei giffoners, i docenti e i filmgoers con la responsabile del montaggio Sarah Bryer. “Non volevamo fare una storia politica, che andasse a puntare il dito contro qualcuno. Volevamo mostrare l’identità di quegli invisibili – ha commentato in Sala Blu Grimaldi Lines la Bryer - Delle persone che hanno difficoltà, che vivono nel dolore e nella sofferenza. Bisogna dare spazio, tempo e rispetto a queste persone, spalancare il cuore e l’immaginazione perché dare loro da mangiare non basta”. Proprio come una musica e come il Festival, melodia dalle note infinite. “Queste persone hanno bisogno di affetto e coinvolgimento - ha continuato - partecipare alla realizzazione di questo film mi ha insegnato tanto e oggi sono contenta di ripercorrere insieme a voi tutte le emozioni che ho provato. Tutti abbiamo bisogno di una famiglia”.

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