Venerdì, 19 Luglio 2019 20:39

Anastasio ai masterclassers Music&Radio: “Il rap è la mia musica, solo così mi sento forte

Certo, timido, ma anche tanto disponibile, alla mano. Marco Anastasio ha subito detto che “la canzone è uno sfogo mascherato. Io mi sono sempre sentito debole, ma nella canzone mi sento forte” e forte è apparso ai ragazzi della Masterclass Music & Radio, sicuro del fatto suo, sin da quando ha fatto ascoltare alla mamma la sua prima canzone, a soli 15 anni, e lei continuava a chiedergli chi l’avesse scritta (“Da allora non le ho fatto sentire più niente!”, ha chiosato). Ha sempre saputo d’avere qualcosa di interessante in mano, di essere credibile, ma arrivare al successo non gli interessava, voleva fare una cosa bella. “Il rap è musica degli oppressi, sempre” e questo vale per tutti, per chi vive in mezzo alla camorra e per chi – come lui – viene da un’isola felice, da un bel paese di villeggiatura nel quale però si è sempre sentito chiuso, costretto. “Non puoi fare il rapper, devi essere un rapper, cioè devi usare il rap per esprimerti”. È un fiume in piena, alle domande di Roberto Pavanello – il giornalista de La Stampa che lo intervista – risponde senza reticenze: a fare free style non devi temere di fare figuracce, perché il free style è senza rete, non lo prepari. Max Pezzali è un caposaldo per chi fa rap in Italia, perché è il primo che sposta gli accenti e rende le parole da sdruciole, tronche (e qui c’è un piccolo ripasso di metrica e grammatica da fare). Sicuramente il fratello maggiore di tutti i rapper italiani è Fibra, perché è il primo che ha fatto il salto di mercato e quindi di pubblico; ma lui stima tanto anche Neffa, perché è stato il primo ad avere il coraggio di mandare al diavolo il rap e non voltarsi mai indietro, senza rifare le cose che lo avevano reso famoso. Non si tira indietro neanche davanti alla domanda: “è possibile che una canzone sia bellissima anche se non dice niente?”, e lui sicuro: “sì! Vengo anch’io no tu no di Jannacci. Che canzone è?! Si potrebbe andare tutti allo zoo comunale…, ma è pazzesca, perché lui era un genio e la canzone è anche leggerezza, non ci deve essere per forza un messaggio”. Il dubbio che anche lui, Anastasio, sia davvero un genio si conferma quando dice che ha scritto la sua versione di Generale di De Gregori in un’ora e mezza, in bagno, mentre preparava gli esami di patologia vegetale (e a questo punto sarebbe interessante chiedergli come non far ammalare i limoni sul balcone di casa, ma quella è un’altra storia. Anzi, un’altra masterclass).

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