Martedì, 18 Agosto 2020 14:08

Truffaut a Giffoni: in un film la storia di un momento indimenticabile

L’uomo che rapì Truffaut. Ovvero la storia del “rapitore” che venne rapito a sua volta dall’uomo che aveva rapito. Nella sala intitolata proprio a François Truffaut, il giornalista Antonio Fiore e il regista Luciano Del Prete incantano i giurati +16 con l’incredibile storia dell’intervista abilmente “estorta” al regista francese in un’estate di 38 anni fa. Correva l’anno 1982 quando, rispondendo all’invito del direttore Claudio Gubitosi, Truffaut e la sua compagna Fanny Ardant, a dispetto dello scetticismo dei più, presero parte al festival. “Era un’altra Giffoni, un’altra epoca”, racconta Antonio Fiore. Che, inviato de Il Mattino, chiese a Gubitosi un’intervista in esclusiva al genio francese. Ma come fare? L’intuizione: fingere di essere l’autista che avrebbe accompagnato Truffaut al ristorante. Nel docufilm, girato a Giffoni, è lo stesso Fiore a raccontare la storia. Tra diverse citazioni dei film del regista e la testimonianza di Gubitosi su quei “tre giorni memorabili”, è Fiore a descrivere, non senza ironia, la paura della coppia in giro per le strade buie della città in balìa di uno sconosciuto ammiratore.

Mai avrei immaginato che questo film, da me interpretato, sarebbe stato proiettato nella sala dedicata a Truffaut nell’ambito del festival da lui definito come il più necessario”, esclama Fiore. Che ancora si emoziona nel ripercorrere quelle che definisce “le tre ore memorabili della mia vita”. Un racconto che è pure una rivalsa: “Dopo anni che racconto questa storia ad amici e parenti increduli, adesso li porto a vedere il film e si convincono che davvero è accaduta”, sorride. Anche il regista non fa mistero del suo dubbio iniziale: “Ero un po’ scettico – confessa Del Prete - Poi siamo andati alla redazione del Mattino per trovare traccia dell’intervista. E l’abbiamo trovata”. E spiega: “L’idea di fare il film nasce così, dal racconto di un amico di una storia che ha dell’incredibile. Ho pensato subito che volevo farci un documentario. Mi sembrava impossibile che un fatto così non fosse stato ancora raccontato. Poi mi piaceva che di Truffaut esistesse una piccola storia che nessuno conosceva”. E ammette: “Questa esperienza mi ha dato molto, mi ha fatto conoscere persone non solo brave professionalmente ma anche belle”.

Il ricordo di quell’avventura ha segnato la vita di Fiore: “Ho fatto migliaia di interviste – spiega ai giurati curiosi - Quasi sempre si rimane delusi, specie al cospetto di personaggi per cui si prova stima. Truffaut rientra tra le pochissime persone del mondo dell’arte che non mi hanno deluso. Era esattamente come me lo aspettavo, molto attento agli altri, propenso a cercare sintonia. Una persona discreta ma attenta, curiosa. Mi ha dato la sua cordialità, un’attenzione spirituale al contatto umano che spero di essermi portato dietro nella vita di tutti i giorni, non sempre riuscendoci”. Infine, l’invito ai ragazzi: “Vedete i film di Truffaut”.

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