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GILEAD'S PROTOCOL

Category: Edizione 2020

Gilead Kahn aveva 15 anni e mezzo quando è morto di cancro il 1° marzo 2018. Gilead era un giocatore di calcio molto promettente e ha combattuto per la sua vita per due anni. Gilead ha vissuto non solo agonia e dolore, ma anche molti momenti di gioia durante la sua malattia. Ha anche trovato il suo primo amore. Il film GILEAD’S PROTOCOL nasce da un’idea dei suoi genitori, non è un film commemorativo, ma un film per aiutare genitori, figli, parenti e amici ad affrontare una situazione così difficile. Esamina le opzioni di trattamento, come comportarsi, cosa fare, il valore della cannabis medica e il contributo della medicina complementare. Questa è una storia triste ma ottimista.

Titolo Originale Haprotocol shel Gil’ad
Categoria In concorso
Sezione GEx Doc
Tipologia Documentario
Anno di Produzione 2019
Durata 60’
Nazionalità Israele
Regia di Dvorit Shargal
Sceneggiatura Dvorit Shargal
Fotografia Irit Sharvit, Nati Malhi
Montaggio Katy Diakova, Shimon Spector
Suono Ronen Nagel
Graphic Design Eran Muskatel
Prodotto da Ronit & Danel Kahn, Dvorit Shargal

 

Dvorit ShargalDVORIT SHARGAL

Dvorit Shargal ha studiato in due scuole di cinema (Beith-Zvi, Università di Tel-Aviv). È una giornalista che ha lavorato in precedenza per Hadashot, edizione locale Yedioth-Ahronot, Maariv, National Geographic e altri. Ha lavorato come montatrice, scrittrice e critico cinematografico. Dal 2006 al 2015 ha scritto un blog di critica dei media, Velvet Underground. Nel 2012 il blog ha vinto il premio per la critica dei media dell’Israel Media Watch. Nel 2009 Dvorit ha partecipato con un cortometraggio DOWN UNDER TEL AVIV al progetto Doc-Challenge. Dal 2010 sviluppa progetti di documentari indipendenti. Ha completato una trilogia che include: WHERE IS ELLE-KARI AND WHAT HAPPENED TO NORIKO-SAN, AFRICA!, WHERE IS LILIBET THE CIRCUS CHILD AND WHAT HAPPENED IN HONOLULU?

Ha anche realizzato un cortometraggio: A SHOT IN THE BACK. Ora sta lavorando a due nuovi film: ASSASSINO SUL SOTTOMARINO e SCHIZO.

Dichiarazione regista

“Fino a questo momento avevo creato film che partivano da mie idee e riguardavano il mio mondo interiore, la mia vita. Ma un giorno, la madre di Gilead Kahn mi ha chiamato e mi ha detto che suo figlio era morto due mesi prima e che voleva fare un film su di lui. La madre, Ronit, voleva non solo un film commemorativo per la famiglia, ma un film con un messaggio, un film che spiegasse al mondo cosa attraversino un bambino malato, la sua famiglia, i suoi amici, l'intero ambiente. Ho detto a Ronit che pensavo che avrebbe dovuto aspettare un po’, comprendere la sua tragedia, elaborare il dolore. Ma Ronit mi ha detto:"No, voglio che venga realizzato adesso, prima che i ricordi svaniscano". Ho accettato di farlo senza esitazione. Di solito seguo la mia intuizione. L'idea era di raccogliere tutte i video di Gilead fatti con il telefonino durante la sua malattia da coloro che lo circondavano, quando nessuno sapeva che il ragazzo era alla fine della sua vita, che stava per morire, e incorporarle nelle interviste che abbiamo girato dopo la sua morte con la famiglia, gli amici, gli infermieri e altri ancora. Ronit, la madre di Gilead, ha intervistato i parenti, mentre io, la regista, ho parlato con la famiglia di Gilead. La parte difficile è stata montare il film, bilanciare i "vecchi" e i "nuovi" filmati, mostrare la realtà così com'è, non abbellirla, ma d'altra parte, non dimenticare i momenti belli, ottimisti e divertenti che Gilead ha avuto. Spero che siamo riusciti a dare un quadro completo della vita troppo breve di Gilead. È vero, non c'è un lieto fine nella storia, ma ci sono frammenti di ottimismo e di attaccamento alla vita.”