Lunedì, 16 Aprile 2018 15:29

LIBERTA’, AMICIZIA E SENTIMENTI: AI MOVIE DAYS “EDHEL” COMMUOVE , EMOZIONA E FA RIFLETTERE I PICCOLI GIFFONERS

“La cosa che mi è piaciuta di più è quando la protagonista trova la libertà. Perché la libertà è la cosa più bella del mondo!”. Con queste parole la piccola Martina, una giovane giffoner di 11 anni, ha commentato “Edhel”, il film proiettato questa mattina nella Sala Truffaut di Giffoni Valle Piana ai MOVIE DAYS, le giornate di cinema per la scuola ideate e proposte da Giffoni Experience.

Presenti più di 580 alunni provenienti da sette istituti: il circolo didattico “Don Milani” di Giffoni Valle Piana; l’istituto comprensivo di "Forino" di Avellino; l’istituto comprensivo di Tramutola; il circolo didattico “De Filippo” di Santa Maria La Carità; l’ istituto comprensivo “Prisco” di Boscotrecase; l’istituto comprensivo di Sant’Arsenio; l’ istituto comprensivo “Vassalluzzo di Roccapiemonte.

Ad affiancare gli studenti nel dibattito – moderato dalla facilitator Elena ScisciAlfredo Toriello, specializzato in Psicoterapia Relazionale e Familiare e Psicologia Scolastica. Raccontando in modo sincero e appassionato il tema della diversità, “Edhel” mostra come quello che a volte viene percepito come un difetto, possa essere, invece, un punto di forza.

Il film, distribuito nelle sale italiane dal 25 gennaio scorso, è il lungometraggio d’esordio del regista napoletano Marco Renda, e ha incantato i giffoners nel 2017, conquistando il secondo posto nella categoria Elements +6, durante la 47esima edizione del Giffoni Film Festival.

Prodotto e distribuito dalla Vinians Production, “Edhel” è stato realizzato in soli 18 giorni di riprese. Protagonista la giovanissima Gaia Forte, nei panni di una bambina nata con una malformazione del padiglione auricolare, che fa apparire le sue orecchie “a punta”. L’unico posto in cui non si sente giudicata è un maneggio, dove trascorre interi pomeriggi in compagnia di un cavallo chiamato Caronte. Orfana di padre, cresce con la madre Ginevra, che preme affinché la figlia si operi, eliminando chirurgicamente quella caratteristica che la rende “diversa” dagli altri. A cambiare le cose l’incontro con Silvano, un bidello stravagante che insegnerà alla piccola Edhel l’importanza di poter essere, finalmente, se stessa.

“Lo psicologo ha il compito di immaginare altre soluzioni se un problema sembra troppo grande – spiega Toriello ai piccoli giffoners – ma se viviamo troppo nella fantasia rischiamo di dimenticare la realtà. E’ bello sviluppare la propria creatività, ma è bello anche restare nel mondo reale per fermarsi, guardare e capire cosa ci succede intorno. Nel film le orecchie della protagonista rappresentano un problema, anche se non lo sono. Uno degli insegnamenti è che siamo tutti uguali anche se siamo diversi tra noi".

Il dibattito ha fatto emergere tutta la sensibilità e la dolcezza dei giovani giffoners: “Questo film mi ha fatto riflettere molto – ha commentato Francesco, 8 anni – perché la protagonista è vittima di bullismo, e la prendono in giro per le sue orecchie”.

Non sono mancate, oltre alle considerazioni e le impressioni, anche le domande: “Il cavallo del film si chiama Caronte – chiede Gerardo – perché è ispirato al traghettatore di anime dell’Inferno di Dante?”. “Nel film il regista ha voluto fare una metafora – spiega Toriello – come se Edhel vivesse tra due mondi, quello della realtà e quello della fantasia”.

“Ma le orecchie sono finte o vere? E se tu avessi le orecchie come quelle di Edhel cosa avresti fatto?”. Sono tanti i quesiti posti dai giffoners, che con grande delicatezza hanno aperto il loro cuore ai compagni presenti: “Io mi sento come la protagonista - afferma Virginia – e non voglio più sentirmi così”. A quel punto è immancabile l’abbraccio della sua classe, che promette: “non ti escluderemo più!”.

“La parte che mi ha colpito di più è quando Edhel torna dai suoi amici elfi", racconta Gioele, salutando con la mano il suo migliore amico, Nicola, presente in sala. “L’amicizia è importante e non si deve mai rompere”. “Non importa se hai una malattia o un altro colore della pelle – aggiunge una piccola giffoner – l’anno scorso al Festival ho conosciuto una bambina algerina e siamo diventate amiche. Ci sentiamo sempre su Whatsapp”.

 

Last modified on Lunedì, 16 Aprile 2018 15:58

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