Sabato, 28 Luglio 2018 20:24

ANGELO VIOLA DELINEA AI MASTERCLASSER LO SCENARIO APOCALITTICO DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO

Una bracciata dopo l’altra, a corpo nudo, senza muta, nuotando nei mari più gelidi delle calotte artiche per sensibilizzare al cambiamento climatico e agli ecosistemi marini più minacciati dall'uomo: è la sfida pionieristica e filantropica del neozelandese Lewis Pugh, conosciuto come l’orso polare umano e protettore degli oceani, protagonista del documentario “Artic Peril”, proiettato durante la Masterclass Green promossa in sinergia con la campagna Sky “Un mare da salvare”. Sfidare i limiti della natura per mostrare un mondo che si sta sgretolando con l’aumento della temperatura terrestre e per esortare i leader del mondo a prendere delle decisioni.

Negli ultimi 30 anni, infatti, si è assistito ad una riduzione del 50% della superficie di ghiaccio marino. A tracciare un quadro quasi apocalittico è Angelo Viola, ricercatore dell’Istituto di Scienze, Atmosfera e Clima del Cnr italiano, più volte in Artico alle isole Svalbard per monitorare lo stato di avanzamento dello scioglimento dei ghiacciai. “Cosa significa? – domanda il professore ai masterclassers – I cambiamenti climatici hanno impatto su ecosistemi, animali, catena alimentare, economia, produzioni e migrazioni, con interazioni non lineari ed espansioni. La redistribuzione di energia non è più uniforme, si è perso l’equilibrio. Responsabile la presenza dei gas serra e la quantità di Co2 in atmosfera che continuiamo ad immettere dall’età del carbone con l’avvento dell’era industriale”.

Uno scenario globale sconfortante, quello prospettato dalla Nasa al 2099, con un aumento vertiginoso della temperatura terrestre. “Previsioni sempre più accurate - insiste – Si è assistito ad un aumento del livello del mare negli ultimi 40 anni di 8 cm e allo sprofondamento del “permafrost”, ovvero i terreni perennemente ghiacciati in profondità delle alte latitudini come il Canada, che libera gas accumulati nei ghiacci in migliaia di anni. Un meccanismo che si autoalimenta e che sul piano globale ha provocato un aumento di un grado nella temperatura del pianeta. Infine la plastica. C’è una scarsa consapevolezza del danno e del disastro ambientale. La produzione industriale deve cambiare indirizzo. Fermare, purtroppo, è difficile. Bisogna cambiare il modello di sviluppo e ci vuole tempo. Raffreddare il pianeta non è facile, non si possono spegnere tutte le industrie. Qual è il limite? È una questione culturale. L’acqua ci ha dato la vita, ma ce la può anche togliere. Il cambiamento è in corso, possiamo mitigare e adattarci. Unire le forze per proteggere il nostro ambiente”.

Last modified on Sabato, 28 Luglio 2018 20:32